Se spariscono le comunità: l’intervento del 26 giugno 2026
Di Pier Luigi LeddaLa vera sfida per la Sardegna non è soltanto proteggere i suoi luoghi più belli, ma mantenere vive le comunità che li abitano. Quando si parla di Piano Paesaggistico Regionale il confronto finisce spesso per concentrarsi su norme, vincoli e procedure. Sono aspetti importanti, ma non esauriscono la questione. La domanda che dovremmo porci è un’altra: quale Sardegna vogliamo consegnare ai nostri figli tra venti o trent’anni?
Il paesaggio non è soltanto ciò che osserviamo. È il risultato di una lunga storia fatta di lavoro, relazioni, cultura e presenza umana. È il frutto delle generazioni che hanno costruito paesi, coltivato campagne, modellato territori e dato forma all’identità dell’isola. Per questo parlare di paesaggio significa inevitabilmente parlare anche di comunità.
A vent’anni dall’approvazione del PPR la Sardegna è profondamente cambiata. La popolazione diminuisce, le nascite continuano a calare e l’età media cresce anno dopo anno. Nei paesi dell’interno gli anziani sono ormai molto più numerosi dei giovani e le prospettive demografiche indicano un ulteriore ridimensionamento della popolazione nei prossimi decenni. Nel frattempo le persone si concentrano sempre più nelle aree urbane e lungo le coste. Molti territori interni vedono ridursi abitanti, servizi e attività economiche. Non è soltanto una questione statistica.
Dietro questi fenomeni ci sono scuole che chiudono, attività che faticano a sopravvivere, famiglie che scelgono di trasferirsi altrove e giovani che spesso non trovano le opportunità che cercano. È per questo che l’aggiornamento del Piano Paesaggistico Regionale non dovrebbe essere considerato un semplice adempimento tecnico. Può diventare invece l’occasione per riflettere sul futuro dell’isola e sul rapporto tra tutela del territorio, sviluppo e coesione sociale.
Per anni ambiente e crescita economica sono stati raccontati come interessi contrapposti. Oggi sappiamo che questa lettura è troppo semplice. La qualità del paesaggio rappresenta una delle principali risorse della Sardegna. Le coste, i paesaggi rurali, i centri storici, il patrimonio ambientale e culturale sono parte della nostra identità, ma costituiscono anche un fattore di attrattività e sviluppo.
C’è però un punto che non possiamo ignorare. Non basta conservare i luoghi se vengono meno le persone che li abitano. Un territorio che perde residenti, servizi e occasioni di lavoro rischia di diventare più fragile, indipendentemente dalla qualità del contesto ambientale. Per questo il tema del paesaggio deve intrecciarsi con quello delle aree interne, del lavoro, delle competenze e delle opportunità offerte alle nuove generazioni. La tutela del territorio non può essere separata dalla capacità di creare condizioni che consentano alle persone di vivere e lavorare nei luoghi in cui scelgono di restare.
Investire sul territorio significa investire sulle persone. Significa valorizzare competenze, sostenere l’impresa, promuovere innovazione e rafforzare quelle produzioni che appartengono alla storia della Sardegna, dal granito al sughero, dal legno alla pietra locale. Il paesaggio può diventare una leva importante per il recupero dei centri storici, la valorizzazione dei borghi, il turismo sostenibile, l’agricoltura di qualità e le nuove opportunità legate alla transizione ecologica ed energetica.
Per riuscirci serve però una visione d’insieme. Le politiche per il paesaggio devono dialogare con quelle per i trasporti, i servizi, il lavoro, l’energia e lo sviluppo territoriale. Solo così sarà possibile costruire una Sardegna più equilibrata e più coesa. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto conservare ciò che abbiamo ereditato. Sarà creare le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nell’isola. Perché il paesaggio non è una fotografia immobile. È una realtà viva che cambia insieme alle comunità che la abitano. Ed è proprio da qui che bisogna partire: non esiste paesaggio senza comunità.
Pier Luigi Ledda
Segretario Generale Cisl Sardegna
