Se il 41 bis batte il calcio: l’analisi del 13 febbraio 2026
Di Giuseppe DeianaChe colpa hanno i giovani calciatori della Polisport Nuoro costretti a girovagare per la città alla ricerca di un campo dove giocare? Come in un girone dantesco pagano per altri, anime innocenti ma in pena, costrette a rinunciare allo sport perché hanno una sola colpa: essere nati in un luogo con un supercarcere. Un penitenziario che ora sarà destinato ai detenuti in regime di 41 bis con una decisione calata dall’alto, da Roma, dove sinistra e destra si rimpallano le responsabilità per una scelta fatta dagli uni e confermata dagli altri secondo una logica che riporta a periodi tragici della nostra storia: le isole luogo ideale per il confino.
Facciamo un passo indietro: a Nuoro, a pochi metri dal carcere di Badu ‘e Carros, è sempre esistito un campo di calcio, utilizzato in passato dalle guardie, ma anche da numerose squadre cittadine per gli allenamenti. Tanti giovani giocatori della Nuorese, del Sadosan, della Polisport o di altre squadre hanno tirato calci a un pallone in quel terreno sterrato che costringeva ad affinare la tecnica per poter controllare un pallone in una superficie non proprio amichevole, fatta di sabbione e pietrisco. Anche nel periodo in cui il penitenziario, negli anni Ottanta, ha ospitato nomi importanti della criminalità, dai terroristi ai camorristi, mafiosi e boss della mala milanese che si affrontavano nell’ora d’aria dando vita a efferati regolamenti di conti, quel campetto non ha mai chiuso le porte ai giovani che volevano allenarsi.
D’altronde, in una città in perenne ricerca di spazi per lo sport e le squadre di calcio, dove pure il mitico stadio Franco Frogheri, intitolato a un furetto che dalla fascia destra sgusciava verso l’area segnando o facendo segnare, non se la passa bene (il progetto di ristrutturazione prevede di sostituire l’erba con il sintetico, quindi addio alle amichevoli con le squadre professionistiche di Serie A, banalmente a Nuoro si scordino le partite di fine campionato con il Cagliari), anche un solo impianto può fare la differenza. Tanto più oggi, che nel capoluogo barbaricino viene portato avanti un progetto per realizzare una nuova attività commerciale al posto dell’impianto usato da sempre dall’Atletico calcio.
Ed è forse per questo che il Comune di Nuoro, quando sulla poltrona di sindaco c’era Andrea Soddu, firmò nel 2021 un protocollo d’intesa con l’amministrazione carceraria (comodato d’uso alla città per 40 anni) e fece rientrare il campo di Badu ‘e Carros nel piano delle periferie. Un milione è stato speso per sistemare l’impianto: terreno sintetico nuovo di zecca e spogliatoi. Tanto che la Polisport, in passato utilizzatrice di quella struttura, non vedeva l’ora che i lavori finissero per tornare in campo, nonostante ancora oggi non siano stati realizzati gli spogliatoi. E forse, a questo punto, mai saranno costruiti.
Nel frattempo, il piano delle periferie del Comune è stato soverchiato dal 41 bis. Detenuti in regime speciale che saranno destinati a Nuoro in quantità. Risultato: campo out per chiunque si avvicini anche solo al viale di ingresso al penitenziario, e il milione speso dal Comune potrà forse servire agli agenti penitenziari per un picnic sul terreno sintetico, ma non certo ai giovani della Polisport.
Eppure, quando si parla di spopolamento oppure di benessere fisico non si fa altro che dire che una buona qualità della vita aiuta, che i giovani non devono rinunciare all’attività fisica, che bisogna favorire lo sport e tanto altro. Tutto vero. Dove? Il campo di calcio che a Nuoro stava sorgendo grazie ai fondi avuti dal Comune sarà sacrificato sull’altare dell’Isola Cayenna, quella del 41 bis. Ammettiamo che sia giusto che in un carcere arrivino detenuti di ogni genere (ma il deputato Pietro Pittalis spiega che basterebbe cambiare quattro parole in una legge per evitare che mafiosi e camorristi sbarchino in massa in Sardegna), ma perché i ragazzi di Nuoro devono pagare questa scelta? Perché buttare un milione di euro? Domande che difficilmente avranno una risposta.
I giovani calciatori nuoresi invece rimarranno delusi. Se vorranno fare sport dovranno andare fuori, poi quando cresceranno gli si dirà che per studiare dovranno partire e quando vorranno lavorare che qui non c’è occupazione. A meno che non lavorino nell’amministrazione penitenziaria. In quel caso potranno anche giocare nel campo ristrutturato dal Comune sulla base di un accordo che lo Stato ha disatteso, cosa che capita sempre più spesso.
Giuseppe Deiana
