Se Cagliari va in vetrina: il commento del 15 maggio
di Bepi AnzianiL’acquisizione dei diritti da parte di Sky e la probabile forte copertura anche di Rai Sport trasformano la regata preliminare di America’s Cup in qualcosa di più di un semplice evento sportivo. Per Cagliari è una vetrina mondiale. Eppure, almeno per ora, non si percepisce quella “febbre” che normalmente accompagna gli appuntamenti destinati a portare migliaia di appassionati da tutto il mondo. È un dato che colpisce soprattutto osservando il mercato turistico: a pochi giorni dall’evento risultano ancora disponibili numerosi posti letto, più di quanti probabilmente gli operatori si aspettassero. E questo apre alcune riflessioni.
La prima riguarda la comunicazione. La sensazione è che all’esterno sia passata molto l’idea della “Sardegna sede della regata preliminare di Coppa America“, meno quella di una Cagliari protagonista concreta della manifestazione.
Per chi vive lontano dall’isola, Sardegna può voler dire tutto e niente: Costa Smeralda, Alghero, Olbia, sud dell’isola. Ma un grande evento funziona quando associa immediatamente un luogo preciso all’esperienza. Barcellona era Barcellona. Napoli sarà Napoli. Cagliari doveva diventare Cagliari, non soltanto “Sardegna”, come invece appare persino nei souvenir stampati per l’occasione.
C’è poi il nodo dei collegamenti. Le compagnie aeree e i tour operators non sembrano aver costruito un vero “ponte” dedicato all’evento. E chi prova a organizzarsi all’ultimo momento trova spesso tariffe elevate. In una fase storica in cui il turismo si decide molto sotto data, prezzi alti e pochi voli aggiuntivi rischiano di frenare quella fascia di visitatori occasionali che potrebbe invece riempire alberghi, B&B e ristoranti.
E forse qualcosa in più si sarebbe potuto fare anche sul fronte delle convenzioni e dei pacchetti integrati tra voli, ospitalità ed esperienza dell’evento.
Un altro elemento potrebbe essere la natura stessa della manifestazione. Le regate preliminari, pur importantissime per gli appassionati, non hanno ancora il richiamo emotivo della fase finale della America’s Cup. Molti probabilmente attendono il 2027 e Napoli per programmare il “grande viaggio“.
Cagliari rischia così di essere percepita più come test organizzativo che come appuntamento imperdibile. Eppure proprio qui si svolgerà una parte fondamentale della costruzione sportiva e tecnica della competizione, con team e tecnologie che rappresentano il meglio della vela mondiale.
Sarebbe però un errore sottovalutarne il valore. Le immagini del Golfo degli Angeli, del Poetto, del Bastione di Saint Remy e del porto turistico trasmesse in mondovisione valgono molto più di una semplice settimana di presenze alberghiere. Sono marketing territoriale puro.
La vera sfida, allora, non è soltanto riempire le camere tra il 21 e il 24 maggio, ma sfruttare l’evento per consolidare l’immagine di Cagliari come città internazionale del mare, dello sport e dei grandi eventi.
Perché la America’s Cup può lasciare due eredità diverse: una fiammata momentanea oppure un cambio stabile di percezione. E questo dipenderà soprattutto da ciò che la città e la Regione riusciranno a costruire attorno all’evento, prima e dopo le regate.
Che al momento non sembra ancora tantissimo, pur dando atto del grande impegno dell’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu, probabilmente il principale sostenitore dell’iniziativa, riscattando così la mancata regata di tre anni fa saltata per il braccio di ferro economico tra organizzatori e Regione.
In ogni caso, se non arriveranno tutti i turisti occasionali auspicati, non mancheranno di certo i vip e gli imprenditori innamorati di questo sport. Molti raggiungeranno l’isola con jet privati, dando grande impulso all’aviazione generale dell’Aeroporto di Cagliari-Elmas.
Sul lungomare di Sant’Elia si riverseranno invece migliaia di crocieristi provenienti dalle tre navi attraccate nel porto di Via Roma, contribuendo comunque a creare atmosfera e movimento in città.
Insomma, i presupposti perché sia un evento memorabile ci sono tutti, al netto delle criticità evidenziate. L’augurio è che non venga ricordato come un’occasione solo sfiorata, ma come il momento in cui Cagliari ha finalmente capito di poter avere stabilmente posto nella partita delle grandi città internazionali del Mediterraneo.
Questa manifestazione ha richiesto un impegno finanziario di circa sette milioni, gran parte dei quali a carico della Regione. Un motivo in più perché a Cagliari e alla Sardegna resti qualcosa dopo l’ultima boa.
Bepi Anziani
