Sanità, questione di metodo: l’intervento del 18 marzo 2026
Di Giuseppe FrauHo letto con attenzione giorni fa l’intervento di Massimo Dadea sugli errori della sanità in Sardegna. Sa di godere della mia stima e molte delle criticità che richiama sono reali: carenza di personale, difficoltà nei territori, diseguaglianze nell’accesso ai servizi e crescente pressione sui pronto soccorso. Chiunque lavori nella sanità sa bene che il sistema sanitario sardo attraversa una fase complessa. Proprio per questo il dibattito pubblico deve essere serio e responsabile. Riconoscere i problemi è il primo passo per affrontarli.
Non condivido però una delle tesi centrali dell’intervento di Dadea: l’idea che il confronto politico ruoti soltanto attorno alle nomine dei direttori generali e non alle modalità per garantire il diritto alla salute. L'assetto gestionale di un’azienda sanitaria non è un dettaglio burocratico. In qualunque grande organizzazione, pubblica o privata, quando si affronta una fase di cambiamento si parte proprio da una governance solida. Per noi non è mai stata una questione di potere, ma di metodo. La sanità non si governa con ricorsi e polemiche permanenti ma con responsabilità, competenze e collaborazione tra istituzioni, tecnici e operatori sanitari.
Naturalmente la governance da sola non basta: è uno strumento. Il vero obiettivo resta migliorare concretamente i servizi per i cittadini. Ed è proprio in questa direzione che vanno affrontati i prossimi tre anni di legislatura. La nostra Giunta ha già compiuto alcune scelte importanti e in questo senso occorre proseguire con determinazione: completare i progetti del PNRR con ospedali e case di comunità per rafforzare la sanità territoriale; sviluppare le AFT, le aggregazioni tra medici di famiglia, per favorire un lavoro multidisciplinare; valorizzare le misure di incentivo per le aree disagiate e gli accordi storici firmati, dopo quindici anni, con i sindacati della medicina generale e della pediatria. Allo stesso tempo bisogna proseguire con la cabina di regia regionale sulle liste d’attesa e con il lavoro operativo avviato in tutte le aziende sanitarie, con la riorganizzazione del CUP e con il potenziamento dei pronto soccorso, sostenuto da un investimento di 25 milioni di euro e da ulteriori 75 milioni destinati all’ammodernamento tecnologico e strutturale.
È inoltre necessario affrontare in modo organico il problema dei cosiddetti bed blockers, favorendo il trasferimento dei pazienti ricoverati impropriamente negli ospedali verso i setting territoriali più adeguati; rafforzare il sistema dell’emergenza-urgenza, la prevenzione e l’assistenza domiciliare che grazie ai risultati ottenuti consentirà di sbloccare 106 milioni di euro; migliorare l’integrazione tra sanitario e sociale; valorizzare il protagonismo dei giovani medici e degli specializzandi, in raccordo con il ruolo fondamentale delle università; e continuare a investire nel personale e nelle risorse umane, vero motore del sistema sanitario. Su tutti questi temi c'è un lavoro importante in corso. A ciò deve necessariamente corrispondere la misurazione dei risultati; raccogliere i dati sanitari è fondamentale per poter programmare.
Franco Meloni richiama la necessità di scelte strategiche e decisioni politiche coraggiose. Su questo punto sono d’accordo. Tuttavia, colpisce che spesso chi ha ricoperto per molti anni ruoli di responsabilità politica e amministrativa nel sistema sanitario regionale denunci ciò che non funziona senza mai una parola di autocritica. Nel suo caso, riconosco almeno lo sforzo di indicare soluzioni. Ora è il momento di guardare avanti. Il mio, dunque, è un appello a tutti, anche all'opposizione: meno ricorsi, meno polemiche e più lavoro comune. Perché al centro del sistema non devono esserci né le nomine né le contrapposizioni, ma i cittadini e il loro diritto alla cura.
Giuseppe Frau
Medico e Vicepresidente del Consiglio regionale della Sardegna
