Province, c’è una novità: l’analisi del 15 ottobre 2026
Di Abramo GarauNei giorni scorsi è entrata in vigore la legge 174 che introduce un’importante novità nella normativa relativa alle elezioni di presidenti e Consigli provinciali. Si prevede che in futuro l’elezione avvenga a suffragio universale e diretto, la proroga della durata dei Consigli provinciali in carica fino alla scadenza del mandato dei rispettivi presidenti di provincia, e la proroga del mandato dei presidenti di provincia fino alla scadenza del mandato dei rispettivi Consigli, nel caso in cui il mandato dei presidenti cessi prima di quello dei Consigli.
La novità è molto importante per la Sardegna e discende dal fatto che, con l’affermazione che le elezioni in futuro saranno a suffragio universale e diretto, l’elezione di secondo livello non potrà più di essere considerata principio di grande riforma economica e sociale, come stabiliva la Legge Delrio recante disposizioni su Città metropolitane e Province.
Vengono quindi meno le motivazioni per le quali la Corte Costituzionale con sentenza del n. 168/2018 dichiarò l’illegittimità costituzionale della legge della regione Sicilia N. 17/2017, che prevedeva l’elezione diretta del presidente della provincia e del Consiglio provinciale nonché del sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano.
Venendo meno questo vincolo la Sardegna e le altre regioni a statuto speciale possono riprendere ad esercitare pienamente la loro competenza in materia di ordinamento degli enti locali, per noi stabilito dall’articolo 3 del nostro Statuto Speciale.
La novità introdotta dalla legge appena entrata in vigore deve essere quindi prontamente sfruttata dalla Regione Sardegna per esercitare pienamente la propria competenza legislativa.
La regione Friuli-Venezia Giulia per ritornare all’elezione diretta ha intrapreso la strada della modifica del proprio Statuto Speciale, seguendo la procedura più gravosa prevista per le modifiche delle leggi costituzionali.
Seguire la strada della modifica dello Statuto, con la procedura più gravosa a cui sono assoggettate le leggi costituzionali non serve e quindi si ridurrebbe ad essere un’ulteriore perdita di tempo. Il Consiglio regionale dovrebbe procedere celermente con legge ordinaria per poter arrivare nel prossimo anno all’elezione diretta degli organi di Province e Città metropolitane raggiungendo anche l’obbiettivo che il funzionamento dell’ente metropolitano non continui a svolgersi in una condizione di non conformità ai canoni costituzionali di esercizio dell’attività politico-amministrativa richiamati dalla sentenza della Corte Costituzionale N. 240/2021.
Non servono grandi studi ed approfondimenti, il nuovo quadro normativo necessario è abbastanza definito nel testo unificato di diverse proposte di legge, elaborato da un comitato ristretto costituito dai rappresentanti di tutti i gruppi politici della 1° Commissione permanente del Senato, quasi unanimemente condiviso, dal titolo “Disposizioni in materia di elezione diretta dei presidenti delle province, dei sindaci metropolitani e dei sindaci”. L’iter di approvazione si è improvvisamente interrotto oltre tre anni fa.
Essendo la Regione titolare della competenza legislativa in Sardegna non si può attendere oltre.
Il Consiglio regionale dovrebbe svolgere la sua funzione mettendosi subito al lavoro sul tema, in raccordo con i soggetti maggiormente rappresentativi del mondo degli Enti locali, per arrivare in tempi stretti alla approvazione di un nuovo quadro normativo.
Non serve molto, basta apportare qualche piccolo ritocco al testo fermo al Senato e alla scadenza del mandato dei Consigli provinciali e di Città metropolitana e torneranno ad essere gli elettori a scegliere direttamente i loro rappresentanti per il governo di Province e Città metropolitane.
Abramo Garau
