Perché ci conviene coltivare il dubbio
Di Ciriaco OffedduSe c’è una cosa che stiamo imparando a comprendere in queste epoche turbolente (sembrano epoche perché non siamo più capaci di apprezzare il tempo, e tutto, per esistere, deve durare meno dei video di TikTok) è che non abbiamo capito niente dell’universo. Nel quale poi noi rappresentiamo un granello di polvere tanto trascurabile da apparire persino patetico.
Questa consapevolezza tocca a ritroso le teorie storiche, la nostra presunta identità, la stessa nostra essenza. L’uomo al centro del mondo? Di quale? La fisica quantistica, un vero non-senso, ci spiuma infatti dalle sicurezze di poter conoscere oltre un certo limite definito: l'incertezza non è soltanto nella nostra mente o nei nostri metodi, no, è incorporata nella struttura dell'universo. E viene dunque a scardinarsi anche l’evoluzione deterministica degli eventi, e la nostra possibile visione del futuro – intrinsecamente imprevedibile.
La materia si mostra peraltro diversa da come l’immaginavamo, non compatta, tenuta avvinta da interazioni, influenzata da processi semplici come l’osservare e il misurare. Mentre l’“entanglement”, il grande mistero del gemellaggio delle particelle, produce speculari effetti a distanza, a una velocità che fa impallidire quella della luce. Stiamo imparando a nostre spese che la bussola del buon senso, del ragionevole, non esiste più.
E stiamo imparando che l'universo, nelle sue fondamenta, può comportarsi in modi radicalmente diversi da quelli suggeriti dall'esperienza. La stranezza si impone, il nucleo della terra cambia direzione: chi lo spiega?
La fisica quantistica non è altro che il segno, la luce laser che rivela la crisi delle certezze contemporanee: cos’è più la verità? La stabilità? La fiducia nelle istituzioni, la prevedibilità dell'economia e persino l'idea d’identità personale?
A fronte di questo scompaginamento che va chiarendo la nostra intrinseca fallacità, quanti si fanno corazza delle proprie certezze culturali, ideologiche, politiche e sociali appaiono solo miserevoli. La fisica quantistica disintegra tutto, anche la fantascienza, persino la psicostoriografia, la scienza sociale inventata da Asimov nel celebre Ciclo della Fondazione, che postulava che mentre le azioni dei singoli fossero imprevedibili, il comportamento di grandi masse umane seguisse invece leggi matematiche e sociologiche precise.
Non abbiamo ancora compreso la singola particella elementare, come possiamo abbracciare e comprendere la nostra storia, l’origine, l’evoluzione? Ci poniamo come soloni di fronte alle piramidi, ai pozzi, ai blocchi di pietra del Perù di centinaia di tonnellate, e inseguiamo l’inspiegabile in Turchia, in Libano o in Etiopia svilendolo come sviliamo la costruzione degli stessi nostri nuraghi. Studiosi si ammantano di fama con teorie che non considerano né il tempo, né la semplice legge della gravità, né tanto meno il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Nella nostra arroganza materialista, il mondo risponde a una visione ottocentesca di neofiti dell’industrializzazione, di chi ritiene di aver già capito ogni legge e ogni minaccia, e sa come indicare la via. E guai a chi obietta, a chi ha dei dubbi e non si allinea. Non ci si interroga sugli sbagli che affollano articoli, libri e scaffali, che hanno portato e portano a danni materiali e cerebrali incalcolabili. Basta voltar pagina ancora una volta, cancellare alcune facce dalle foto celebrative (ci ricorda qualcosa?) e saltare a una conclusione purché sia, forse perché l’obiettivo non è la conoscenza, la crescita culturale, ma viceversa l’ignoranza di una popolazione facilmente manipolabile e sfruttabile.
Se l’universo è strutturalmente indeterminato, e se viceversa è così facile passare da pensieri ad associazioni, a storie e poi a miti, (cito un bel saggio di Silvano Tagliagambe), con tutti i pericoli della creazione di miti da laboratorio, allora abitare il dubbio diventa la vera rivoluzione, un atto fortemente politico e non solo di studio della conoscenza. Di fronte alle piramidi ma anche ai nuraghi costruiti in cima a uno sperone di roccia, di fronte a pietre dure scavate al millesimo, o al mistero di una particella elementare che dialoga a distanza, chi accetta di non sapere è più libero di chi si arrende a una spiegazione preconfezionata. L'incertezza di Heisenberg non è un limite della fisica: è un modello di come stare al mondo senza farsi governare da chi vende certezze marce.
Ciriaco Offeddu
