Noi, profani della superna tecnologia digitale, intuivamo che l’Intelligenza artificiale avesse qualcosa di irrivelabile che soltanto i pochi grandi tecnosacerdoti conoscono. Percepivamo che nessuno di loro volesse dire l’estrema verità. Per mancanza di coraggio. Perché ci vuole coraggio a riconoscere che una creatura partorita da mente umana si sta proponendo «come la condizione trascendentale di qualsiasi operatività nello spazio e nel tempo».

Siamo al confine con la divinità. Lo sostiene il filosofo e poeta Eugenio Mazzarella nel suo libro breve, ma di alto peso specifico, “Critica della ragione digitale”. Il titolo si richiama all’omonima corrente di pensiero contemporanea che esamina l’impatto dell’IA e delle tecnologie digitali sulla società, sui singoli individui e sulle loro percezioni cognitive. Ne mette in discussione l’identità umana alienandone la coscienza. Insediatasi nei gangli della vita sociale, ha provocato uno «shock antropologico».

Lega, scioglie e benedice. Governa il nostro operato con l’ambizione di sostituire Dio. É la nuova religione, punto di contatto fra teologia e tecnologia. É la scienza sacra emanata, attraverso l’uomo, dalla sapienza divina. O forse è solo una nostra grande illusione, ma necessaria: perché più siamo sconcertati più emerge in noi il bisogno ancestrale di un Essere superiore che spieghi tutto senza spiegare nulla.

Tacitus

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