Trump è un bullo. È un cafone, un prepotente, un egotico narcisista, ha il culto di sé, si adora. È un cinico che maschera dietro la ragion di stato guerre a nemici veri o presunti, rimprovera e insulta amici e papi. Fa patti di nascosto col diavolo. Da improvvisato pistolero spara a casaccio e a salve nel saloon Europa. Irrompe nel campionato mondiale di calcio e tenta di truccarlo. Il suo comportamento strampalato e apparentemente sconsiderato giustifica chi esprime su di lui drastici e negativi giudizi. Per certuni, che lo avversano con pregiudizio politico, è anche psicopatico: se fosse vero andrebbe fermato perché, manovrando egli le leve di un potere immenso, le sorti dell’umanità sarebbero in pericolo. Chi nel suo Paese lo tiene d’occhio, il Deep State, ossia il potere occulto dello Stato profondo, non avverte però questa emergenza. Prevale la considerazione che, al di là delle sue bizzarrie, Donald è fermo nel perseguire l’obiettivo di proteggere l’Occidente dall’assalto di chi vuole sostituirne civiltà e cultura. Gli Stati Uniti mirano a questo fine da soli non potendo più contare sull’apporto di un’Europa che, non avendo raggiunto il suo scopo istituzionale, va rifondata. Trump non è l’America, della cui alleanza non possiamo fare a meno per sopravvivere in un mondo di ideologie armate. Anche quando, come oggi, l’America è Trump. Sopportiamolo.

Tacitus

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