Se perfino Salvini prende le distanze da Trump che attacca il Papa, e lo fa anche piuttosto bruscamente, c’è da riflettere. Certo, si potrà dire che lo fa per calcolo, perché Trump ormai sta antipatico anche al suo gatto (non quello giallo che porta accovacciato sulla testa, quello è morto: l’altro), perché la Lega prende i voti in un paese tutto sommato cristiano o comunque cattolico che questa roba non la apprezza, perché se appoggi Orban «l’eroe» e quello perde disastrosamente e se ti schieri petto in fuori con un poliziotto e salta fuori che era un gangster, alla fine te lo chiede anche il tuo commercialista di dire qualcosa di condivisibile.

Che il motivo sia uno di questi o un altro ancora, il punto è che ormai Trump politicamente è radioattivo. Però hai voglia a dire che alle elezioni di novembre gli americani gli daranno una ridimensionata: intanto siamo ad aprile e ce ne manca, e questo fa un disastro al giorno.

Anche questa enorme idiozia di criticare il Papa come se fosse Biden o un giudice è un disastro, perché urla al mondo quanto è fuori controllo il punto di riferimento politico e militare di un Occidente del quale, piaccia o meno, siamo parte. Perciò quando Leone lo liquida con uno squisito «Non mi fa paura» viene da applaudire, certo. Ma anche da sussurrargli: «Santità, beato lei».

Celestino Tabasso

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