Libertà di genere
Di Bepi AnzianiPer chi è cresciuto negli anni Settanta e Ottanta non è facile interpretare il tempo che stiamo vivendo. Erano gli anni della liberazione dai tabù, della conquista di nuovi spazi di libertà, anche nei rapporti tra uomini e donne. Oggi, paradossalmente, è tutto diverso. La sessualità è ovunque. È al centro del dibattito pubblico, della politica, della televisione, dei social. Si parla di identità di genere, orientamento sessuale, fluidità, diritti. Temi importanti, che meritano rispetto e attenzione. Dall’altra, però, cresce l’incertezza nei rapporti quotidiani. Avvicinarsi, corteggiare, perfino scherzare sul sesso può diventare terreno minato. La paura di essere fraintesi o giudicati accompagna gesti che un tempo apparivano naturali. I trentamila partecipanti al Gay Pride di Cagliari raccontano bene questa contraddizione. Da un lato testimoniano una società più aperta, nella quale migliaia di persone, comprese moltissime eterosessuali, scelgono di sostenere il diritto di ciascuno a vivere liberamente la propria identità e i propri affetti. Dall’altro dimostrano che quel diritto non è ancora percepito come pienamente acquisito. Se c'è ancora bisogno di scendere in piazza, significa che il traguardo dell’accettazione non è stato raggiunto. La vera sfida è mirare a una società nella quale nessuno debba più sfilare per rivendicare il diritto di essere se stesso. Per costruire un clima in cui anche un ragazzo e una ragazza possano tornare a conoscersi, corteggiarsi, perfino prendersi bonariamente in giro, senza il timore che ogni gesto venga interpretato come una colpa o l’espressione di una cultura da cancellare. La libertà non dovrebbe essere divisa in categorie.
Bepi Anziani
