L’emergenza al Brotzu: l’analisi del 28 maggio 2026
Di Franco MeloniLa storia si ripete. E non sempre la seconda volta in termini di farsa, talvolta assume quelli della tragedia. Questo sembra essere il destino del Brotzu, la più importante fabbrica della salute del territorio regionale praticamente da quando fu aperto nei primissimi anni Ottanta. Ha rappresentato il rinnovamento, la modernità, l’aspirazione dei sardi a un futuro (sanitario) migliore, la sua parabola ascendente nel cielo della sanità sarda ha accompagnato la creazione del servizio sanitario universalistico, quello del tutto a tutti e pure gratis.
Negli anni successivi, complici le ricorrenti crisi finanziarie nazionali e la necessità di ridurre una spesa ormai fuori controllo, c’è stato un ridimensionamento di tutto il SSR che ha colpito anche il Brotzu. Non tanto in termini di risorse disponibili quanto in termini di mancato impulso all’innovazione, quasi una incapacità di sognare in grande, di sognare il futuro e di realizzarlo. Il Brotzu ha avuto negli anni il compito storico di creare innovazione, di dimostrare che certe cose si potevano fare anche in Sardegna, con un’importante funzione di esempio e di traino verso l’alto di tutto il sistema.
A causa di amministrazioni con orizzonti modesti nonché di una incapacità programmatoria delle varie giunte regionali che si sono succedute si è un po’ attenuata la spinta verso il futuro che è stata una delle caratteristiche dell’ospedale dalla sua nascita. Piano piano si è trasformato quello che era l’ospedale della innovazione e della modernità in una struttura che assomiglia molto a tanti altri presidi dell’isola e non perché siano cresciuti questi ultimi (magari) ma solo perché il Brotzu ha smesso di crescere.
Intendiamoci, le brande nei corridoi sono una piaga che c’è sempre stata, durante certi periodi con picchi epidemiologici tipo quelli influenzali è stato, è e sarà giocoforza ricorrere alle brande ma certo la situazione odierna segnalata dai direttori Marcias e Carboni alle autorità va un pochino fuori dalla normalità, anche da quella dei picchi. Manca a mio modesto parere l’attenzione che giunte e assessori del passato, faccio pure i nomi, Emanuele Sanna, Giorgio Ladu e Giorgio Oppi, avevano dimostrato riconoscendo negli atti di programmazione e in quelli di assegnazione delle risorse, il carattere peculiare dell’ospedale nel panorama sanitario sardo.
Se si continua a considerare come un “normale” ospedale quello che è di tutta evidenza l’apice del servizio sanitario pubblico, è inevitabile che se ne riduca lo status, la capacità di attrazione. Ci sono anche problemi interni di gestione, una ipersindacalizzazione che fa paura, una lentezza nelle decisioni lamentata da molti, ma c’è anche una obbiettiva difficoltà a far camminare una macchina da oltre tremila dipendenti e trecento milioni di budget.
Occorre ristabilire un nuovo clima aziendale e questa è forse la sfida più difficile cui si trova di fronte il management appena nominato, è proprio su questo terreno che si misurerà il successo o meno della nuova amministrazione. Coinvolgere tutti i dipendenti nei processi decisionali, farli sentire parte di un qualcosa più grande di loro, ristabilire il sense of mission dell’azienda, proiettarsi nel futuro, soddisfare le legittime aspettative (c’è un numero di facenti funzioni di primario inaccettabile, per fare un esempio), questi sono i compiti che stanno di fronte al management aziendale.
Riprogrammare il ruolo del Brotzu nella rete sanitaria regionale, attribuirgli le risorse economiche necessarie, riconoscere alle sue eccellenze il ruolo che gli spetta nel sistema, queste sono invece le incombenze che ha di fronte la giunta regionale. Sono compiti importanti e difficili ma dalla capacità di affrontarle, passano, direttamente o indirettamente, la situazione delle liste d’attesa, quella della mobilità extraregionale e in definitiva il futuro del servizio sanitario regionale.
Franco Meloni
