La strada verso l’ET: l’analisi del 29 luglio 2026
Di Ciriaco OffedduSembra che nel 2027 verrà presa la decisione che assegnerà il progetto dell’Einstein Telescope. Al consorzio olandese-belga-tedesco del Limburgo – che propone un sistema a triangolo, ovviamente sottoterra – oppure al consorzio Sardegna-Sassonia che propone una configurazione a doppia L, ovvero un unico telescopio costruito su due siti distinti.
Credo che nessuno scriverà mai un libro sulle lotte di potere, sulle considerazioni geopolitiche e sulle manovre tattiche, ben più sotterranee di quanto previsto dalla locazione del telescopio, ovvero sul processo decisionale in atto – peccato, sarebbe davvero interessante. Né penso che nessuno sia in grado oggi di prevedere l’esito finale. Non in dieci anni, ma in un solo anno e mezzo tante cose potrebbero cambiare, a partire dalla situazione mondiale e dagli equilibri europei per finire agli assetti locali.
Siamo a pagina uno del progetto, e non è neanche sicuro – chi può esserlo? – che esso verrà portato a termine. In ogni caso, i cardini che s’intravvedono oggi vedono la Sardegna come elemento protagonista sui due piatti della bilancia: il dato tecnico-scientifico dà un vantaggio strutturale alla proposta sarda; il quadro infrastrutturale, viceversa, non offre garanzie di tempi e costi per un progetto che richiede dieci anni di lavori specialistici, migliaia di tecnici e ricercatori, macchinari di precisione, stabilità dei servomezzi, eccetera.
Non si trascuri in questa analisi lo stato dei sistemi sanitari, scolastici e dei trasporti, che impattano sul successo dell’intero progetto. Se sul piano puramente scientifico la scelta della Sardegna non sembra discutibile, la nostra credibilità, in primis economico-finanziaria, è tragicamente vicina allo zero. Parliamo di fattibilità di consegna nei tempi e nei costi previsti, di gestione ottimale del telescopio nel tempo, di attrattività della sede per tecnici e scienziati di alto livello internazionale.
Da questi punti di vista, il Limburgo parte da un vantaggio incolmabile: il sito prescelto è precisamente al centro della Meuse-Rhine Euroregion, EMR, con autostrade, ferrovie, aeroporti, una rete storica di atenei tecnici e centri di ricerca all’avanguardia, ospedali e industrie. Sul piano infrastrutturale, l’EMR presenta un rischio di realizzazione e di gestione praticamente nullo, ed è esattamente l’opposto dell’entroterra nuorese, per il quale tutti i dubbi sono concreti e ampiamente dimostrati.
I risvolti economico-finanziari (una domanda banale: per un progetto di miliardi, mettereste i vostri soldi sul Limburgo o su Nuoro?) si muovono infatti sull’onda di considerazioni non solo di stato, ma di prospettiva. La Sardegna – secondo il report realizzato dal Centro Studi di Confindustria Sardegna – è infatti ultima in Italia per dotazione infrastrutturale, a circa due terzi di punteggio rispetto alla media nazionale, con un 45% dei comuni inaccessibili e distanti. Non è un caso che sia retrocessa tra le regioni meno sviluppate d’Europa e cumuli ogni anno perdite di circa 80 milioni di euro per l’inefficienza dei trasporti.
Questo è lo stato solo infrastrutturale, senza considerare fenomeni come lo spopolamento, la povertà, la non difesa delle fasce deboli, la formazione a livelli di terzo mondo, la salute pubblica che lascia scoperti ampi strati della popolazione, ecc.
Ma la prospettiva è ancora peggiore: la nostra classe dirigenziale e politica è infatti il frutto di mancanze di decenni, che si sono coagulate in una visione strategica di assistenzialismo e di opacità, di spartizione opportunistica del potere, di pratiche al limite della legalità. Inutile chiedere un’idea di Sardegna, una visione di lungo periodo, una consequenzialità di riforme che possano incidere sul futuro dei nostri nipoti. Inutile chiedere moralità e trasparenza.
Chi governa annaffia il proprio giardino in vista delle elezioni che verranno, non c’è altra idea-guida che la gestione del potere. Le percentuali di assenteismo al voto, come delle liste di attesa sanitaria e di rinuncia alle cure, si gonfiano come si gonfiano le spese per le spese arbitrarie, per le consulenze, per tutto quanto non è gestione del bene pubblico.
E da questo substrato dovrebbe infine emergere la capacità di sviluppare, gestire e rendere proficuo un progetto epocale come l’ET? Per quale stregoneria – ditemi – una classe dirigenziale come la nostra dovrebbe auto-modificarsi per diventare capace, onesta, professionale, per risanare questa disgraziata Sardegna?
Ciriaco Offeddu
