La prossima volta: il Caffè Scorretto del 24 marzo
Di Celestino TabassoL’affluenza al referendum non è solo massiccia e imprevista: è ammirevole, comunque si sia votato. Va riconosciuto che gli elettori sono andati alle urne nonostante siano stati trattati contemporaneamente da bambini (“I pedofili!”, “I massoni!”, “La casa nel bosco!”) e da raffinati giuristi, chiamati a scegliere tra un “avvocato dell’accusa” o un “Pm ancorato alla cultura della giurisdizione”. Hanno dovuto sciogliere con il Sì o il No un tema sul quale in Parlamento un ampio fronte trasversale ci sarebbe da tempo, almeno sulla parte della riforma più leggibile (il centrosinistra propugna la separazione delle carriere a intervalli regolari da trent’anni).
Ma il governo ha blindato una riforma costituzionale senza accettare emendamenti neanche dai partiti che lo sostengono, altro che cercare maggioranze qualificate, e ha lasciato il dibattito ai singoli tinelli, con pranzi di famiglia mai così accesi. Perciò i cittadini si sono trovati a sbrigare con l’ascia un lavoro che andava fatto in Aula e con l’uncinetto.
Eppure hanno accettato l’invito e sono andati a votare, in moltissimi casi dopo aver studiato e discusso. Ora vanno trattati da adulti: il popolo sovrano va interpellato per questioni che si attagliano a un Sì o a un No. Ad esempio, visto che le Camere sul tema non riescono a spiccicare sillaba, sarebbe tempo che ciascuno potesse dire la sua sul fine vita.
Celestino Tabasso
