La passione del tifoso: il commento del 2 marzo 2026
Di Enrico PiliaOltre mille, un piccolo esercito (di pace) per gridare “Forza Cagliari” lontano da casa. Venerdì scorso a Parma, più o meno in silenzio rispetto al fatto sportivo, la tifoseria rossoblù ha superato il record di presenze in questa stagione in una partita esterna. Un segnale fortissimo. Ma non è un primato come tanti, non è paragonabile alle fastidiose, temibili e velenose “armate” che sostengono altri club, impegnate al massimo in una corsa di un’ora o due di treno.
E nemmeno a quelle poche decine di tifosi ospiti che arrivano alla Domus, impegnate una volta all’anno nella temuta trasferta “in Sardegna”, fra insulti alla gente sarda e slogan già sentiti mille volte, aria fritta. No, per un tifoso del Cagliari la trasferta è un viaggio, costoso e scomodo, spesso con doppio volo aereo (per chi può permetterselo) e una fatica immane per incastrare lavoro e godimento, quando la squadra te lo regala. Una passione, quella dei tifosi, che la squadra ha avvertito sulla pelle, una macchia rossoblù che ti fa volare se indossi quella maglia.
Lo stesso spirito di un allenatore, Pisacane, che sbandiera in casa e fuori, in diretta tv o in conferenza stampa, un equilibrio d’acciaio: assenze? Io gioco con quelli che ho, non mi dispero, il Cagliari prima di tutto, poi potremo lamentarci. Così fa il tifoso: ritardi nei voli, spese altissime, orari impossibili? Prima c’è il Cagliari. Un bel vizio, la passione.
Enrico Pilia
