Riflessioni in arrivo dall’editoriale sportivo del lunedì 2 marzo, prima che anche i nostri occhi debbano spostarsi altrove. Le seguenti: se fossimo capaci di sostituire, meglio integrare, l’oggetto e il soggetto della passione sportiva - la situazione della Sardegna e il suo popolo rispetto al Cagliari calcio e ai suoi tifosi - avremmo superato di molto le difficoltà che ci separano dalle risorse necessarie per vincere la grande partita in corso, quella con la nostra storia.

Il nostro bravo esperto di sport Enrico Pilia descriveva con entusiasmo e meraviglia i sardi spostatisi la settimana precedente a Parma, dove “la tifoseria rossoblù ha superato il record di presenze in questa stagione in una partita esterna. Un segnale fortissimo”. Con una partita pareggiata ma moralmente quasi vinta, commentata nei termini di un popolo in cammino con i suoi eroi e portabandiera, disponibili a ogni sacrificio per sostenere i colori che rallegrano la loro esistenza: “Una passione, quella dei tifosi, che la squadra ha avvertito sulla pelle, una macchia rossoblù che ti fa volare se indossi quella maglia”. Il Cagliari-calcio ha gli stessi colori della maglia della Torres sassarese, coincidenza curiosa e positiva, che, casuale o voluta, mantiene un suo fascino.

Spostiamo il campo del nostro commentare. In Sardegna, la Domus comune, arrivano altre squadre che fanno i loro giochi, seguendo regole di gioco da loro o per loro decise.

Partite già in partenza per noi perse, già regolate per esserlo. Il carcere di Badu ‘e Carros tra qualche settimana non sarà più disponibile per i Nuoresi (cittadini in attesa di giudizio, delinquenti condannati, carcerati in fase rieducativa) e, con esso, neanche il campetto per i giovani. Eppure c’è stata la manifestazione convocata dalla Presidente Todde. E, qualche giorno prima, i Nuoresi ci hanno rappresentati da veri signori (ma dimenticandosi di suonare e cantare anche il nostro inno: quel “Procurad’e moderare”, che ci starebbe stato proprio bene!) con il Presidente della Repubblica Italiana, come se nella loro città tutto fosse normale e la Sardegna non fosse offesa da servitù in atto e in arrivo da parte di ministeri governativi.

Il sottosegretario alle carceri è arrivato, qualche giorno dopo ma già atteso da mesi, ad Alghero, modello di carcere "socializzante” e fuori dalla polemica. Fino al suo arrivo. Il progetto del carcere nuorese destinato del tutto ai detenuti in 41 bis (in numero di 67, non 125) è del tutto suo, mentre i 92 di Uta e di Bancali erano già previsti dai suoi predecessori. Non è vero che i 251 in 41 bis si portano dietro i parenti.

Per le successive affermazioni, su Alghero, si è beccato anche l’accusa di spergiuro. Si era, infatti, dimenticato di dire che il giorno dopo sarebbero arrivati da fuori dell’Isola un’altra ventina di nuovi ospiti, a continuare ad intasare il carcere modello. Sic dixit e così sia fatto.

Osserviamo la nostra squadra composta dai rappresentanti eletti ai vari livelli delle istituzioni, presidenti e sindaci, giunte e i consigli. Per il Ministero della Giustizia le cose sono decise e così restano. Noi abbiamo la nostra squadra … Ma, l’abbiamo? Certo: li eleggiamo noi! I cittadini sono ben più che tifosi. Sono, o dovrebbero esserlo nell’essenza di una repubblica democratica, i giocatori principali, in punto di diritto e nella realtà delle cose. Alla fine pagheranno loro, per quello che fanno o non fanno. Col voto, nelle elezioni, essenzialmente. Ma anche "fuori casa”. Dal mar di Sardegna e dal Tirreno fino all’ultimo nuraghe o domus de janas, che da tanto tempo abbiamo costruito e ci accompagnano.

La nuorese Presidente della Regione ha ancora modo di invocare una presenza efficace della Sardegna negli spazi istituzionali consentiti dalla legislazione italiana? Difficile credere - conoscendo la sensibilità dell’uomo – che il Presidente della Repubblica, tornato a Roma, non sia intervenuto a portare il punto di vista dell’Isola visitata con altro ordine del giorno, ma comunque visitata.

E a Nuoro? Ora, che si fa? Si prende atto e si passa alle altre partite, altrettanto giuste e persino più gravi? Riflettiamoci, mantenendo voglia ed energia per continuare la vicenda storica che ci tocca vivere. In tutte le prossime partite la maglia della Nuorese continuerebbe quella della Torres e del Cagliari. Dovrebbero aggiungersi le squadre delle altre città e delle centinaia di paesi. Tifosi e partecipi dell’unica causa.

Salvatore Cubeddu

© Riproduzione riservata