La bellezza di Valentino: l’intervento del 21 gennaio 2026
Di Cristiano CarocciUomo del mondo, nel senso più nobile dell’espressione, ha saputo muoversi con naturalezza tra Roma, Parigi, New York e le grandi capitali internazionali, dialogando con artisti, sovrani, intellettuali e icone del cinema, senza mai rinnegare le proprie radici culturali.
Roma, in particolare, è rimasta il suo baricentro simbolico e affettivo: non semplice scenografia, ma fonte inesauribile di ispirazione, misura e classicità. È qui che Valentino ha scelto di collocare il cuore pulsante della sua Fabbrica di Arte e Valori, un luogo non soltanto produttivo, ma riconoscibile e profondamente identitario.
Per questa ragione appare naturale, quasi doveroso, dopo la sua scomparsa, proporre che il suo nome venga legato in modo permanente allo spazio urbano che egli ha contribuito a trasformare nel centro della Capitale. L’attuale denominazione di piazza Mignanelli richiama infatti una memoria storica controversa e opaca.
Palazzo Mignanelli fu teatro degli scandali della Banca Romana, la famigerata “banca de’ sconto” ricordata da Giuseppe Gioachino Belli, un sistema di malaffare tanto esteso e profondo da provocare una crisi istituzionale culminata nelle dimissioni del Governo guidato da Giovanni Giolitti.
Un luogo segnato, dunque, da una fama oscura, legata a episodi di corruzione, abuso di potere e degrado morale. Valentino Garavani, con le sue idee e la sua lunga attività, ha saputo compiere un’operazione rara e preziosa: sublimare quella memoria, trasformando uno spazio gravato da un passato ingombrante in un centro di armonia, coerenza architettonica e nuova bellezza.
Attraverso il suo intervento, quel luogo è divenuto simbolo di rigore estetico, di misura classica e di visione contemporanea, arricchendo la Capitale non solo dal punto di vista formale, ma anche culturale. È un esempio concreto di come la bellezza, quando è autentica e consapevole, possa redimere la storia e restituire dignità ai luoghi.
Intitolare quella piazza a Valentino Garavani significherebbe riconoscere pubblicamente il valore di un uomo che ha dato lustro all’Italia nel mondo, senza mai scendere a compromessi con la volgarità o l’effimero. Sarebbe un atto simbolico forte, capace di affermare che la cultura, l’arte e l’eleganza possono e devono avere cittadinanza nello spazio pubblico.
In uno spazio peraltro molto visibile e simbolico per la Capitale. Valentino non ha semplicemente vestito il mondo: ha insegnato un modo di stare nel mondo, fondato sul rispetto, sulla bellezza e sulla responsabilità del creare.
Grande Valentino, dunque. Perché hai dimostrato che l’eleganza non è un lusso, ma una forma di etica. E che la bellezza, quando nasce da una visione autentica, può diventare patrimonio collettivo e memoria viva di una città e di un Paese.
Cristiano Carocci
