In Cina arriva un Trump indebolito
Di Alessandro AresuDomani e dopodomani si svolgerà la visita del presidente Trump in Cina. Questo viaggio, previsto tra fine marzo e inizio aprile, è stato posticipato per via delle crisi internazionali, che saranno al centro delle discussioni tra le due principali potenze mondiali. Xi Jinping e Donald Trump si incontrano infatti mentre la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran continua a mettere in crisi i mercati energetici e l’economia globale.
Nella seconda amministrazione Trump, le relazioni tra Washington e Pechino possono essere definite come una tregua che viene rinnovata da un incontro all’altro. Non si tratta più di risolvere i grandi problemi strutturali o di affrontare le sfide globali. Ci si accontenta di evitare un conflitto più ampio tra Washington e Pechino, che potrebbe avere conseguenze ancora più pesanti delle guerre di questi anni. E ci si accorda caso per caso, mentre restano importanti scambi economici tra gli Stati Uniti e la Cina: per questo è improprio paragonare le tensioni attuali alla guerra fredda tra Washington e Mosca. A fine febbraio, Trump pensava probabilmente che un rapido successo in Iran l’avrebbe portato al confronto con Xi Jinping con una posizione di maggiore forza. Invece, arriva a Pechino sotto una forte pressione politica interna, con profonde incertezze sul suo consenso, anche per via dell’opposizione degli americani alla guerra e dei suoi effetti economici e sociali.
Trump è in cerca di successi diplomatici e cercherà di annunciare una vittoria dopo il vertice con Xi Jinping, qualunque ne sarà l’esito.
Il leader cinese si presenta con un profilo diverso, sul piano esterno e sul piano interno. Da un lato, in questi mesi ha ricevuto numerosi capi di governo, dal canadese Carney allo spagnolo Sánchez, e si è posizionato come un attore stabile rispetto al caos degli Stati Uniti. Dall’altro lato, la Cina rimane preoccupata per lo stato dell’economia, anche perché è fortemente dipendente dalle esportazioni verso i mercati internazionali.
Xi Jinping utilizzerà nel confronto con Trump il suo recente incontro con la presidente del partito di opposizione a Taiwan per affrontare questo tema, che per la Cina è cruciale.
Ovviamente, non si tratta per la Cina di ottenere un via libera per operazioni militari su Taiwan, che è irrealistico: l’obiettivo è quello di un linguaggio ambiguo da parte di Trump sulla questione, più compatibile con gli interessi di Pechino.
Xi Jinping è poi interessato ad avere concessioni sulla rimozione di alcune aziende cinesi dalle “liste nere” degli Stati Uniti. Trump, che sarà accompagnato da un’ampia delegazione di manager e imprenditori interessati agli affari con la Cina, punta a chiudere accordi commerciali miliardari, per proiettare un’immagine di successo. Oltre agli acquisti cinesi di materie prime, in particolare agricole, potrebbero esserci ordini per Boeing e altre aziende.
Cina e Stati Uniti, per gestire la loro competizione e cooperazione, potrebbero poi annunciare alcuni organismi e comitati comuni, per esempio sul commercio e sui rischi dell’intelligenza artificiale. È utile ricordare che c’è sempre un ampio divario tra gli annunci durante i vertici e la realtà dei fatti.
I due leader affronteranno sicuramente anche lo stato delle guerre, visti i rapporti della Cina con la Russia e l’Iran. Nella prospettiva della Cina, il fatto che gli Stati Uniti si siano concentrati nuovamente sul Medio Oriente comporta la loro distrazione rispetto alla regione indo-pacifica, che è e resta la priorità per Pechino.
Inoltre, alla Cina va senz’altro bene che Trump isoli gli Stati Uniti dai loro alleati storici, come gli europei e il Giappone. Il Partito comunista cinese osserva con fiducia le fratture interne al blocco occidentale e pensa ai suoi interessi, approfittando della distrazione politica americana.
In questo scenario, è difficile pensare che l’incontro tra Trump e Xi Jinping possa imporre svolte decisive sulle crisi globali. L’incontro mostrerà la capacità dei leader di dialogare e di fare affari, prolungando la tregua tra le due principali potenze mondiali, che non impedirà nuovi conflitti sul commercio e la tecnologia.
Alla fine del vertice, la tensione tra Stati Uniti e Cina resterà, perché è una questione strutturale del nostro tempo che ci accompagnerà a lungo.
Alessandro Aresu
Consigliere scientifico di Limes
