Il paradosso abitativo
Di Aldo BerlinguerIn una, si rilevava come nella scorsa stagione balneare sempre più alloggi privati siano stati occupati dai turisti in danno all’offerta alberghiera e come in vari quartieri sardi si stia assistendo ad una progressiva espulsione degli affittuari meno abbienti a vantaggio di quelli, occasionali, più facoltosi. Con il che, pensionati e studenti in particolare si trovano ad affrontare costi sempre più elevati e debbono allontanarsi dai centri storici per trovare prezzi sostenibili.
Quasi in contemporanea, su altri media è stata raccontata la vicenda della signora Patrizia di Afragola che, dopo aver subito cinque consecutive occupazioni della sua casa da parte di abusivi, per disperazione ha compiuto un gesto eclatante. Ha buttato le chiavi nella spazzatura dinanzi alle telecamere, rinunciando al proprio immobile anche per paura di possibili ritorsioni da parte di occupanti particolarmente accaniti.
Infine, su queste colonne, è apparso un articolo, assai ficcante, che evidenziava quanti alloggi ed altri immobili a Cagliari, originariamente appartenenti allo Stato e poi devoluti alla Regione Sardegna, che ospitavano personale militare, versino oggi in stato di totale abbandono, quando la domanda abitativa esiste e potrebbero essere fruiti da persone bisognose.
Nulla di nuovo, peraltro, atteso il numero rilevantissimo di alloggi ed altri cespiti, in Italia, appartenenti a vario titolo al sistema pubblico che vengono trascurati, se non proprio abbandonati, al dispetto delle mordenti esigenze dei cittadini.
Viene dunque da chiedersi: cosa hanno in comune queste tre vicende? Almeno un fatto: il sistema pubblico non riesce a gestire con diligenza il proprio patrimonio, il quale va dunque a ramengo. Non riesce neppure a tutelare i proprietari delle abitazioni dinanzi ad inquilini morosi ed occupanti abusivi. Mentre crescono tasse, imposte, oneri condominiali e costi energetici.
Non basta. La politica prova a difendere il sistema alberghiero, il quale, è vero, sopporta anch’esso costi troppo elevati, tenuto anche conto della insostenibile pressione fiscale sul lavoro dipendente.
Paradossalmente, però, non si cerca di attenuare detta pressione, rendendo il settore più competitivo. Piuttosto, si tenta di ostacolare invece il settore concorrente, appunto quello degli affitti brevi. Un esercizio davvero poco edificante che, invece di aiutare il sistema economico, prova a compensare gli svantaggi di taluni, creandone altrettanti ad altri.
Un’ultima notazione, non per importanza. Il regime fiscale dei locatori, nel caso di affitti brevi, è caratterizzato da un ulteriore paradosso.
Se si loca ad una società, pur facendolo per fini abitativi, l’Agenzia delle Entrate sostiene che non si possa usufruire della conveniente cedolare secca, con il che il proprietario vede gravato il proprio reddito in base alle elevate aliquote Irpef.
Ma la legge non dice questo e la Corte di Cassazione, per ben tre volte negli ultimi anni, ha precisato che questa posizione dell’Agenzia delle Entrate è illegittima, condannando lo stesso ente in ciascuna vicenda esaminata.
Ciò nonostante, il sistema pubblico continua ad accanirsi nel richiedere ai locatori di affitti brevi imposte non dovute.
Eppure, tutti confermano che le locazioni brevi attraggono crescenti flussi turistici a vantaggio dei nostri territori. E sono uno strumento utile a rivitalizzare le seconde case portando ad emersione i relativi redditi.
Perché dunque tanto accanimento nei confronti di questo settore?
Nessuno vuol sottacere il problema – che esiste eccome – dell’accesso alla casa a costi sopportabili e dei salari bassissimi degli italiani. Un problema grave, anche in una città come Cagliari.
Ma la soluzione dev’essere trovata attraverso un sistema pubblico responsabile, efficiente e mediante ricette di rilancio economico, non di equanime recessione.
Non sarà certo la vessazione dei proprietari degli immobili a restituire vitalità ai quartieri dei nostri centri né a ridare slancio al settore alberghiero. Specie se le cause di tanti problemi comuni continueranno, a forza di diversivi, a non essere mai veramente affrontate.
Aldo Berlinguer
