Il comandante Tittia
Di Giuseppe DeianaL’allievo, per ora, ha eguagliato il maestro e si prepara a superarlo. Partito da un piccolo paese della Sardegna, Nurri, ha conquistato la Piazza ed è diventato il padrone del Palio. Giovanni Atzeni “Tittia” oggi non è solo il fantino capace di conquistare 13 vittorie a Siena, nella corsa storica più famosa al mondo, ma è colui che ha fatto diventare la tradizione del cavallo in Sardegna una professione e un business degno di qualsiasi azienda in un’epoca di multimedialità che moltiplica in qualche modo l’eco del successo. Non che i vari Aceto, Cianchino, il Pesse e Massimino non fossero grandi protagonisti di quel mondo, ma forse non si era ancora arrivati a quella centralità che oggi hanno i fantini sardi, di sicuro la maggioranza tra coloro che hanno corso le ultimi carriere in Piazza del Campo.
E Tittia oggi è un vero re: “controlla” altri fantini, gli allevamenti, tesse la sua tela con le contrade, sceglie come muoversi e, soprattutto, la fa pagare a chi si mette contro di lui, in questo caso la contrada della Lupa, che avendo avuto in sorte il suo cavallo, Diodoro, vincitore a luglio, lo aveva snobbato dando il giubbetto a Dino Pes “Velluto” di Silanus, rimasto indietro alla partenza, chiuso dagli altri fantini, per poi scambiarsi nerbate con la rivale dell’Istrice, rappresentata in piazza dal senese Federico Gugliemi “Tamurè”. Insomma, non solo fa gruppo con i fantini sardi, ma Tittia ha un ascendente anche sui toscani.
D’altronde, Giovanni Atzeni ha avuto un maestro abile. Non “Aceto”, al secolo Andrea Degortes, che detiene nei tempi moderni il record di vittorie in Piazza, 14, e con il quale non sembra che si amino particolarmente, almeno a sentire i commenti dell’opinionista ormai 83enne che vinse l’ultima volta il Palio nel 1992 con la contrada dell’Aquila, in sella a Galleggiante, dopo una battaglia di nerbate con Sebastiano Deledda “Legno” di Lula, con cui ora è solito trascorrere le vacanze in Sardegna. Il maestro di Tittia è colui che due giorni fa ha perso lo scettro di secondo nella storia, ossia il senese Andrea Bruschelli, Trecciolino, 13 trionfi a Siena, che durante una corsa in Sardegna ebbe la fortuna, e anche la lungimiranza, di vedere in quel giovane di Nurri nato in Germania un talento da far sbocciare, portandolo poi a Siena e prendendolo proprio sotto la sua ala protettiva. Il freddo pungente delle crete senesi faceva ripetere al giovanissimo sardo una parola tipica delle contrade dell’Isola: “tittia”. Una parola che ha segnato il suo destino.
Poi Giovanni Atzeni ha preso la sua strada, ha capito tutto del mondo del Palio, che parla sempre più sardo, sia sulle monte che sui cavalli. Gli anglo-arabi che corrono sul tufo di Siena provengono quasi esclusivamente (la sola eccezione è la scuderia Clodia del Lazio) dall’Isola e anche quando nascono oltre Tirreno, come Diodoro, allenato proprio da Tittia e venuto alla luce nella scuderia di Castelnuovo Berardenga, gli ascendenti sono solidamente in Sardegna. “Anda e Bola”, il cavallo condotto alla vittoria (la seconda) magistralmente da Atzeni, è la conferma: nato in Sardegna, a Perfugas, nell’allevamento di Vinicio Mundula. Gli osservatori arrivano negli ippodromi e nelle corse di paese della Sardegna, da Orgosolo a Fonni, da Guasila a Siamanna, solo per citarne alcuni, scelgono gli esemplari migliori sotto i tre anni, e li portano in Toscana per poi sperare che possano gonfiare con i ricchi premi i ricavi delle scuderie.
E Giovanni Atzeni, proprio con il suo team (quest’anno nelle prove di piazza ha esordito anche il figlio Mattia), è un po’ l’emblema del sistema che vede nella Penisola il trampolino di lancio verso la fama, non solo nei Palii, ma anche negli ippodromi (si veda la carriera del suo lontano parente Andrea Atzeni). Oggi Tittia fa crescere i più giovani, tiene tutti sotto la tela che tesse costantemente alla ricerca di quegli equilibri che gli permettono di dettare i tempi della partenza, anche quando la sorte gli assegna una posizione molto scomoda alla Mossa, consegnando la palma del favorito a qualcun altro. La conferma sono i cappotti (due vittorie nello stesso anno) messi a segno in carriera: ben quattro. Lui riesce a uscire da una situazione scomoda da vincente, assicurando a luglio all’Aquila una vittoria che cancella il titolo di “Nonna” (la contrada che non vince da più tempo) del Palio e 47 giorni dopo ripete l’impresa per il Nicchio, il cui ultimo trionfo fu nel 1998 con Dario Colagè, fantino laziale detto “Il bufera”. Prima di lui, nel Nicchio, aveva vinto, nel 1988 Massimo Coghe di Norbello, detto “Massimino”, esponente della generazione del trapasso da apprendisti a professionisti. Uomini che vivono in simbiosi con i cavalli, ne conoscono ogni movimento, ogni segreto e ne sanno sfruttare le potenzialità. Perché, come scriveva Emilio Lussu, i “re-pastori” della Sardegna non erano niente senza i loro cavalli. È così anche per Tittia, che ha fatto il salto per diventare comandante in “Campo”: basta una sola vittoria per entrare ancora di più nella storia e a differenza di Aceto, che vinse la sua ultima corsa a 49 anni, Tittia ne ha “solo”, 41. Il futuro e il tempo stanno dalla sua parte.
Giuseppe Deiana
