Il boss e il boia
Di Celestino TabassoNon è la cifra a stupire. Duecento milioni sono tantissimi, ma se stai parlando di Matteo Messina Denaro è chiaro che i soldi scovati dalla Procura antimafia di Palermo sono solo una parte del suo tesoro. A colpire sono i posti dove sono stati trovati: Cayman, Andorra, Monaco, Svizzera. Paradisi fiscali, ma anche paradisi punto e basta. Le Cayman, per dire, sono nei Caraibi. La Svizzera è bella (chi vuole aggiunga “ma non ci vivrei”, però è bella) e lo è anche il Libano, per quanto martoriato. Andorra boh, ma comunque è sui Pirenei e brutta non sarà. Perciò un’assurdità della vita di quest’uomo è che languiva in bugigattolo mentre i suoi soldi gironzolavano per posti splendidi. E se vogliamo è una condizione simile a quella di Putin. Che secondo le inchieste di Navalny buonanima è molto più ricco di qualunque boss e però, fra i mandati di cattura della Cpi e la fifa per i droni ucraini in libera uscita, fa una vita blindata e sempre più da latitante, non mette piede nelle sue lussuose dacie fuori porta e teme che dai tendaggi dei saloni silenziosi del Cremlino spunti un pugnale. Triste pensare che a differenza di Messina Denaro, pur avendo molti più morti sulla coscienza, non farà un giorno di galera. Ma l’autunno del suo potere è sempre più claustrofobico e lui, che ogni giorno cancella le persone a migliaia, è molto meno libero di chiunque stia leggendo queste righe.
Celestino Tabasso
