I rossoblù penalizzati
Di Lorenzo PirasDecisioni improbabili. Dubbi, fugati dai regolamenti che, invece, rimangono tali sul rettangolo verde. Atteggiamenti troppo spesso simili all’arroganza, che mal si adattano a una direzione di gara. Adesso basta. Un episodio destinato a far discutere incendia il post-partita di Lazio-Cagliari e scatena la rabbia dei tifosi rossoblù. Le chat di parte, sui social, gridano all’ingiustizia per la scelta dell’arbitro, Andrea Colombo di Como, di non interrompere l’azione mentre Alessandro Deiola, colpito da una pallonata al volto, era a terra. Nel prosieguo, anzi, i biancocelesti hanno segnato il gol che ha deciso il match.
La logica suggerirebbe una sospensione di qualche settimana per il fischietto lombardo dopo il “caso” dell’Olimpico, ampiamente sanzionato nei programmi sportivi dai più autorevoli moviolisti e commentatori. Tuttavia, non c’è certezza che ciò avverrà. Di sicuro il calcio italiano non può permettersi una nuova deriva legata a situazioni poco chiare e al sospetto di favoritismi. Se non si trovasse soluzione migliore, si ingaggino senza vergogna i migliori arbitri stranieri, investendo qualunque cifra pur di garantire la limpidezza di un sistema da tempo al collasso.
Questo disastro, costato a un bel Cagliari un punto che sarebbe stato più che meritato, coincide con il delicato momento delle elezioni per il nuovo presidente della Figc, previste il 14 dicembre. L’alternativa alla continuità federale dell’attuale commissario Giovanni Malagò, non proprio un ragazzino, è rappresentata da Adriano Galliani, parlamentare della Repubblica e figura storica proveniente da un’altra era calcistica (è stato per anni il braccio destro di Silvio Berlusconi nel Milan leggendario).
Il rinnovamento, insomma, fatica ad abitare nelle stanze dei bottoni, in via Allegri. Per questo motivo, club come lo stesso Cagliari assieme a Sassuolo e Venezia hanno assunto una posizione comune di attesa. Le tre società si sono prese una decina di giorni per approfondire i programmi dei candidati, con la speranza che il regolamento valga finalmente per tutti in modo identico. La giustizia sul campo deve essere uguale sia per le realtà emergenti che per le grandi potenze del campionato, per salvaguardare quel che resta di una disciplina il cui fascino perde colpi di continuo a causa di gestioni non sempre credibili, di sicuro poco lungimiranti.
Lorenzo Piras
