Grazie dell’America: il Caffè Scorretto del 1 settembre 2026
Di Celestino TabassoNoi che di infanzia ce ne intendiamo - siamo bambini da molto più tempo di questi dilettanti di oggi - l’America la scoprimmo con Supergulp. Era cucina casereccia: i grattacieli li disegnava Bonvi, il papà di Sturmtruppen, e le storie le scriveva Guido De Maria, che non era solo italiano ma amico di Guccini. Eppure quella sua New York al ragù funzionava tantissimo. Fu la base di un Oltreoceano che poi continuammo a costruirci con materiali sempre meno ingenui: la Manhattan del negozio dei fiori del gruppo Tnt, poi i gangster di Sergio Leone, dopo ancora i mafiosi di Coppola e infine nuotammo in aperto Atlantico. Ognuno verso i suoi States, che odorassero di Marvel o di Rocky poco conta. Eppure, con tanta America nello zaino, ancora oggi e in redazione, arrendendoci a un collega che contesta un titolo o una data, ci capita di sbottare: “Ebbene sì, maledetto Carter! Hai vinto anche stavolta!”. E quello resta come un baccalà.
Bonvi ci aveva lasciato da un pezzo, ieri è morto Guido De Maria. In tanti gli dobbiamo tanto. Un pizzico di incanto, un ricordo spensierato, una tivù simpatica, un’America prêt-à-porter. E quando – fra tanto, ci mancherebbe – finiremo anche noi oltre le nuvole a fare compagnia a Guido, che quando eravamo piccoli ce ne fece tanta, ci sarà almeno uno di noi abbastanza in gamba da avvisare: “E l’ultimo chiuda la porta”.
Celestino Tabasso
