Gli asini non volano, il post del lunedì
di Bepi AnzianiProvano a raccontarci che "l'asino vola", ma senza successo. Se questa è un'operazione industriale, allora manca l'industria. Se è una scelta politica, allora manca la politica. Sulla partita degli aeroporti sardi si allunga un'ombra che non riguarda il fatto (legittimo) di aprire ai privati ma il modo in cui lo si sta facendo: senza trasparenza, senza equilibrio, senza una vera difesa dell'interesse generale. Sembra di essere davanti a uno schema già scritto in cui il pubblico entra debole e rischia di uscire irrilevante. Quote assegnate prima dei valori, clausole che blindano i più forti, margini di manovra ridotti per chi rappresenta i cittadini. Un aeroporto non è un centro commerciale. È un'infrastruttura strategica, è mobilità, è sviluppo, è futuro. E chi la governa decide il destino economico di un territorio. Il rischio concreto è che, dietro la parola "integrazione", si consumi un'operazione diversa: una progressiva cessione di potere a soggetti privati che entrano, valorizzano e, quando conviene, escono, lasciando al pubblico il ruolo di spettatore pagante. Qui la politica che dovrebbe negoziare e pretendere, appare accomodante, quasi subalterna. Perché accetta una quota marginale su un asset strategico, non impone valutazioni trasparenti, non propone modelli diversi? Le alternative richiedono visione, competenza e indipendenza. Che forse mancano. E così si sta chiudendo un'operazione utile soprattutto a chi poi il sistema lo controllerà. I sardi agli asini che volano non credono. Ma ai furbi che prendono quota sì.
Bepi Anziani
