Marcello Veneziani inanella riflessioni e approfondimenti che mancavano da tempo sia nei suoi libri che sui quotidiani. Pietrangelo Buttafuoco quando parla va ascoltato. Le sue parole suonano anche quando deve difendere la sua Biennale del dissenso 2026 dal fuoco amico di Mollicone e Giuli. Una grande cultura ed un animo grande danno risultati incredibili.

C’è una sorta di rivisitazione intellettuale e filosofica del fare arte ed essere arte, ma solo a livello concettuale.

L’arte contemporanea, invece, ultimamente si contrassegna per mano di artisti narcisisti, solitari. Si prodigano di pennellate, composizioni (soprattutto installazioni) e quando si piacciono gli danno anche un titolo e poi ci costruiscono una storia intorno. Finiti i tempi delle Avanguardie russe, italiane, cubane.
Non ci resta che farci colpire dalla forza del colore o dal tema delle immagini. E pensare che l’uomo delle grotte di Stamira, nella sua immediatezza, fu cronista delle giornate di caccia, Giotto fu il primo “cronista illustratore” religioso, poi nei secoli gli artisti si sono espressi con immagini e diari nascosti nella pittura.

Sempre più complicato invece misurare e valutare il genere di sentimenti che muovono l’energia nelle opere d’arte contemporanee. E perciò ascoltiamo con curiosità quello che ci vorrà trasmettere Buttafuoco (che senza il Ministro Giuli la sua attuale esperienza alla Biennale non l'avrebbe fatta) né avrebbe elaborato proposte che pure fanno discutere.

Giuli è un Ministro che mancava da decenni. Non amministra, crea cultura, cura la cultura, la conserva e gli ha dato un contenuto con quel discorso iniziale, difficile, ma stratosferico. Ci sta mettendo un filo conduttore culturale, suo, davvero inedito. E poi con lui un’idea che sembra prevalere è la necessità di estendere con la legge recente “Italia in scena” la partecipazione attiva, anche orizzontale, della cittadinanza e del tessuto imprenditoriale all’estensione e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale. Altro che Franceschini e il suo amministrare che, come succede anche con il sindaco di Roma Gualtieri, sono una distorsione dalla sinistra culturale storica perché si aggrappano agli aspetti venali e amichettistici.

E agli artisti veri rimane ben poco spazio. Dalla Sarfatti a Giuli è stato il vuoto.
E sempre a proposito di Giuli vorrei aggiungere, accanto agli aspetti condivisibili già richiamati per i quali mi sembra si voglia battere, finalmente, per estendere il più possibile le forme di valorizzazione del nostro patrimonio anche attraverso la partecipazione attiva di, almeno una parte, della cittadinanza e del tessuto produttivo e imprenditoriale. In questo senso va la legge “Italia in scena” recentemente approvata e che prevede la sussidiarietà orizzontale per la valorizzazione e gestione del Patrimonio Nazionale. Nella speranza che non rimanga semplicemente l’ennesimo ardito proposito.

Cristiano Carocci

© Riproduzione riservata