Bentornati sulla terra
Di Lorenzo PirasLa batosta interna contro il Bologna ha riacceso la contestazione della piazza rossoblù, ma la realtà impone un generale bagno di umiltà. Sabato, alla Domus, la delusione dei tifosi quasi “chiamava” i severi giudizi dei media in edicola il mattino seguente. Si ragiona come se 13 punti in 8 partite da queste parti fossero la norma. Si dimentica che il Cagliari non è affatto una squadra costruita per i vertici della classifica.
A leggere i social, Zé Pedro e Massolin andrebbero cacciati seduta stante per aver giocato al di sotto delle attese, Obert messo a riposo e l’allenatore Pisacane esonerato. Esagerati. Le invettive hanno radici lontane, in uno stadio che, senza i cori della curva, almeno quelli udibili anche dai bambini, sarebbe un teatro silente e triste. A volte basta sbagliare giocata o un cambio per scatenare giudizi di pancia. Una critica legittima a Pisacane riguarda la gestione della ripresa. Dopo l’uscita di Winks, il gruppo ha perso l’unico uomo in grado di far girare il gioco. In quel momento Deiola poteva essere riportato a centrocampo, con l’ingresso di Mina come centrale di difesa. Questa mossa forse avrebbe permesso a Romano di agire meglio da mezzala. Gravato da compiti di impostazione, l’italo-svizzero ha faticato, proprio come accaduto in Nazionale. E poi: che fine ha fatto Fazzini?
Anche il club ha palesato carenze, ben prima di sabato. Si concentrano su un nodo: non aver acquistato nel mercato estivo una punta degna di tal nome. Né Kevin Carlos né Nzola sono all’altezza dei loro predecessori.
Il nuovo diesse Accardi era stato presentato come l’uomo del cambiamento, in grado di scrutare orizzonti più moderni. Ma è una disdetta che – alla chiusura delle trattative – non sia arrivato un profilo in grado di sostituire i partenti Mutandwa (da sei match di fila a segno con il Servette) e Borrelli. Lo stesso Belotti, considerato finito a Cagliari, è già al quinto gol con il Modena in Serie B. Oggi ad Asseminello sembra mancare l’interpretazione di campo garantita dall’ex diesse Angelozzi. Dall’alto della sua esperienza, sapeva che la squadra aveva bisogno di un attaccante d’area capace di puntare la porta e non di agire tenendosela alle spalle. Sarebbe stato utile pure il lavoro silenzioso e anti-mediatico di Nereo Bonato, che un altro Piccoli, al gong delle trattative, sarebbe riuscito a pescarlo. Insomma, è ora di ritornare tutti sulla Terra. La società, lo staff tecnico e l’ambiente devono zappare insieme il difficile terreno di una salvezza, che non può sfuggire all’Isola per nessuna ragione. Sul fronte stadio, un’altra settimana è volata via senza risposte dai verificatori sull’appaltabilità dell’opera. La burocrazia ha i suoi tempi legittimi, ma continua a bloccare lo sviluppo, aggiungendo altri gap a quelli atavici.
Lorenzo Piras
