Autotassazione
Di Celestino TabassoDavanti ai commenti ripugnanti alla tragedia vissuta dalla ministra Roccella, in molti sulle prime siamo entrati in modalità Calenda: scatti subito l’obbligo di autenticarsi sui social con nome e cognome e magari tramite Spid, così la finiamo con le porcherie rancorose sparate dal muretto a secco dell’anonimato.
Ma i profili social davanti all’obbligo di tracciabilità fanno come le ricchezze davanti alla patrimoniale: migrano all’estero e ciaone. Non solo: se provi a parlarne coi giganteschi padroni dei social, ti diranno che lo pseudonimo può garantire libertà di espressione e incolumità all’oppositore di un tiranno. E a volte è davvero così.
Ma in ogni caso molti di questi biliosi usano già nome e cognome veri, non avendo percezione della figura umana che fanno né dei rischi penali che corrono. Quindi anche l'idea di denunciarne uno per dissuaderne cento non funziona. Ma se proprio si vuole agire, si può partire dall’idea che anche la comunicazione digitale è un ecosistema. E applicare in libertà una carbon tax alle proprie parole, come uno che pianta un albero perché il vicino brucia carbone. Quindi per ogni schizzo di odio che si legge, provare a scrivere qualcosa in più di sensato. Non melenso, non ruffiano: equilibrato. Usare un dubitativo in più, o un imperativo in meno. O rinunciare alla logora paroletta “vergogna”. Il mondo inizia dalla nostra bacheca.
Celestino Tabasso
