A lungo rilascio: il Caffè Scorretto del 17 febbraio 2026
Di Celestino TabassoPuò suonare strano dirlo adesso - mentre siamo in piena caciara, con il liberale Nordio che vuole l’elenco di chi ha finanziato il comitato per il No, tanto per far sentire esposto come amichetto delle toghe chi spende come crede i propri spiccioli - ma su questa riforma della giustizia si sarebbe potuto dibattere civilmente, senza tacciarsi di mafia a vicenda.
Con persone come Alessandro Barbero su un fronte e Augusto Barbera sull’altro ci sarebbero state tutte le condizioni di garbo, fosforo e cultura per discutere, appassionatamente ma nel merito, se davvero un componente del Csm estratto come il vincitore di una riffa anziché eletto dia migliori garanzie, o se esista un posto al mondo dove chi accusa sia separato alla nascita da chi giudica ma continui a darsi sdegnosamente del lei con il governo. E invece nulla, anche stavolta ci toccano più risse barbariche che dialoghi barberici.
Non accade per malasorte, ma perché si è voluto mettere politicamente a reddito la distanza emotiva degli italiani dai magistrati, la risacca arrivata anni dopo l’imbarazzante cotta di Mani Pulite. E questo sospetto verso chi giudica, cristallizzato dalla campagna elettorale, è un veleno che porteremo con noi a lungo. Anche quando chi ha voluto la riforma per punire i giudici che disapplicano leggi malscritte o incostituzionali avrà smesso di fare politica da un pezzo.
Celestino Tabasso
