Le divergenze erano già emerse, ma ora sul Piano casa è scontro aperto tra la Regione Sardegna e il Governo. Una nota diffusa dall’esecutivo guidato da Alessandra Todde esprime «riserve nette» sul provvedimento nazionale, ora prossimo all’approvazione definitiva, con cui vengono impartite nuove direttive per le politiche abitative nazionali.

La normativa in questione è quella definita dal decreto legge 66 dello scorso 7 maggio, che deve essere convertito in legge dal Parlamento entro il 7 luglio: la Camera ha già dato il suo via libera, ora si attende l’ultimo passaggio al Senato (dove il Piano arriverà in aula martedì 30).

Nelle intenzioni del Governo, il testo dovrebbe rilanciare l’edilizia sociale in Italia, rendendo disponibili entro dieci anni 100mila nuovi alloggi, e ristrutturando circa 600mila appartamenti delle case popolari. Ma, secondo la Giunta regionale, il testo contiene criticità che rischiano di incidere sulle competenze regionali in materia di urbanistica, pianificazione del territorio e gestione del patrimonio pubblico.

Il provvedimento introduce elementi che ridimensionerebbero il ruolo degli enti territoriali nelle scelte strategiche legate allo sviluppo urbano e alla valorizzazione dei beni collettivi. «Pur prendendo atto delle modifiche introdotte durante l'iter parlamentare, rimangono elementi che comprimono il ruolo delle Regioni e degli enti territoriali nelle scelte che riguardano il governo del territorio», sottolinea l'assessore all’Urbanistica Francesco Spanedda. Il nodo centrale, secondo l'esponente della Giunta Todde, riguarda l'assetto dei poteri: dai meccanismi commissariali alla riduzione degli spazi di programmazione regionale, fino all'utilizzo di strumenti finanziari nella gestione del patrimonio pubblico.

«Ci preoccupano i poteri attribuiti alle strutture commissariali, il ridimensionamento della programmazione regionale e il ricorso a fondi e strumenti finanziari nella gestione del patrimonio pubblico», chiarisce Spanedda.

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