Trump risponde alla Corte Suprema: nuovi dazi al 10% per tutti i Paesi
L’attacco ai giudici che lui stesso ha nominato: «Dovrebbero vergognarsi, sono asserviti a interessi stranieri»(Ansa)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Donald Trump risponde con nuovi dazi alla Corte Suprema, che ieri ha annullato le tariffe doganali.
«È un grande onore aver appena firmato, nello Studio Ovale, nuovi dazi globali del 10% su tutti i paesi che entreranno in vigore quasi immediatamente», ha scritto sul suo social Truth il presidente Usa.
Le tariffe entreranno in vigore alla mezzanotte del 24 febbraio e resteranno in vigore per 150 giorni: non si applicheranno a un'ampia gamma di prodotti, inclusi i minerali essenziali e i beni già soggetti a dazi separati non toccati dalla decisione della Corte Suprema.
I nuovi dazi, ha spiegato Trump in un briefing, sono stati ordinati ai sensi della Sezione 122 del Trade Act del 1974. Andranno in parte a sostituire quelli previsti dall‘International Emergency Economic Powers Act del 1977 che la Corte Suprema aveva dichiarato illegali, scrivendo nella sentenza che quella legge non dà al presidente il potere di imporre le tariffe doganali senza il via libera del Congresso.
Trump si è scagliato contro i giudici della Corte Suprema che hanno votato contro i dazi, in particolare contro i tre conservatori (due nominati da lui): «Dovrebbero vergognarsi. Ciò che è successo oggi con i due giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti che ho nominato contro una forte opposizione, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett, non sembra mai accadere con i democratici. Votano contro i repubblicani, e mai contro se stessi, quasi ogni volta, indipendentemente da quanto siano valide le nostre argomentazioni. Almeno non ho nominato Roberts (il presidente della Corte, anch’egli conservatore ma nominato da George W. Bush, ndr), che ha guidato gli sforzi per consentire ai Paesi stranieri che ci hanno truffato per anni di continuare a farlo». Giudici che Donald ha definito «sciocchi e asserviti agli interessi stranieri».
I dazi, afferma la Casa Bianca, continueranno ad essere uno «strumento essenziale per proteggere le aziende e i lavoratori americani, ridurre i costi e alzare i salari». E la «deludente decisione della Corte Suprema non impedirà al presidente di ridisegnare il sistema commerciale globale distorto che ha messo a rischio la sicurezza economica e nazionale del Paese».
La scure della Corte non ha toccato i dazi settoriali su acciaio, alluminio, legname e automobili, adottati in base al Trade Expansion Act per motivi di sicurezza nazionale. E restano anche quelli imposti alla Cina, ai sensi della stessa legge sulle pratiche commerciali sleali.
La sentenza della Corte Suprema ha anche aperto la strada a potenziali risarcimenti per ben 133 miliardi. I giudici non hanno stabilito esattamente cosa debba fare il governo con i soldi incassati dalle tariffe, lasciando il compito di dirimere la questione ai tribunali inferiori.
E il governatore dell’Illinois J.B. Pritzker ha inviato a Trump una fattura da 8,6 miliardi di dollari con la quale quantifica i danni subiti dai suoi concittadini dall’applicazione dei dazi. «Le vostre tasse tariffarie hanno devastato gli agricoltori, fatto infuriare i nostri alleati e fatto schizzare alle stelle i prezzi dei generi alimentari. Stamattina, i giudici della Corte Suprema da voi personalmente nominati vi hanno notificato che sono anch’esse incostituzionali. A nome del popolo dell’Illinois, chiedo un rimborso di 1.700 dollari per ogni famiglia dell’Illinois. Ci sono 5.105.448 famiglie nel mio Stato, il che porta il totale dei danni da voi dovuti a 8.679.261.600 dollari».
Il suo omologo californiano Gavin Newsom è pronto a imitarlo: «Da oltre un anno Donald Trump tassa illegalmente generi alimentari, mobili e automobili, è il momento di chiedere un rimborso».
(Unioneonline/L)
