Un passo in avanti e due indietro. Dopo lo show sul palco di Davos, nella serata di mercoledì il presidente Usa, Donald Trump, prova a distendere i toni e sul suo social Truth annuncia la sospensione dei dazi - che avrebbero dovuto entrare in vigore il 1° febbraio - per i Paesi europei che hanno inviato truppe in Groenlandia. La decisione, dice, è stata presa «sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte», con il quale è stato definito «il quadro di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all'intera regione artica. Questa soluzione, se portata a termine, sarà ottima per gli Stati Uniti d'America e per tutti i paesi della Nato».

I dettagli di questo "quadro" non vengono esplicitati, ma lo stop alle nuove tariffe di ritorsione ha il merito di distendere la tensione.

«Accolgo con favore l’annuncio del presidente Trump di sospendere l’imposizione dei dazi prevista per il 1° febbraio nei confronti di alcuni Stati europei. Come l’Italia ha sempre sostenuto, è fondamentale continuare a favorire il dialogo tra nazioni alleate», il commento ieri in serata della premier Giorgia Meloni, che già durante la registrazione di 'Porta a porta' aveva definito "un errore" l'imposizione di nuove tariffe. L'invio di truppe, diceva a Bruno Vespa, è stato visto da Washington «come un attacco nei confronti degli Usa. Io credo che invece fosse il tentativo di rispondere a un'esigenza che anche gli americani pongono ed è la ragione per la quale ho chiamato Donald Trump e gli ho detto 'Credo che non sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta'. Ma una parte di questi problemi è dovuta a un'assenza di comunicazione che bisogna ripristinare».

E se la partita commerciale è ora a un punto fermo, resta da capire quanto ci sia di vero nel fiume di parole di Trump sul palco di Davos. Quasi un’ora e 20 minuti di discorso mescolando politica interna, difesa, energia, sicurezza nazionale, insulti più o meno velati agli altri Paesi. E, ancora dazi, Ucraina, Iran. Dal palco del World Economic Forum il tycon sembrava voler tirare dritto sulla Groenlandia. «Un blocco di ghiaccio», così l'ha definito più volte, «molto vasto, poco sviluppato, quasi totalmente disabitato, quasi totalmente non difeso, in una posizione strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia», che solo gli Usa «sono capaci di mettere in sicurezza». Nessun altro. Tanto meno la Danimarca, «un piccolo e bel Paese» che, però, «non ha mai fatto nulla».

La stessa premier Meloni considera "reale" il tema della sicurezza, ma "irrealistica" l'invasione militare da parte degli Stati Uniti. La richiesta di Tump è comunque chiara: «Vogliamo la Groenlandia e se dite di no ce lo ricorderemo», quindi servono “negoziati immediati” per l’acquisizione dell’isola. Il repubblicano ha chiesto proprio “un atto di proprietà” perché “legalmente non è difendibile adesso e poi dal punto di vista psicologico è importante avere un accordo, un titolo di proprietà”. Nella sua visione, l’annessione – di fatto – della Groenlandia può diventare “positiva, un driver per l’economia” non solo per gli stessi Usa, ma anche per l’Europa e questo, assicura, “non sarà mai una minaccia alla Nato”. 

(Unioneonline/v.l.)

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