«Questo potrebbe essere l'inizio di una pace lunga e meravigliosa: non sprechiamo questa occasione». Così Donald Trump dai social esprime la sua frustrazione per l'ennesimo attacco dell'Idf sui sobborghi meridionali di Beirut. Ma è parlando con Axios, che il tycoon libera tutta la sua rabbia: «Perché ha dovuto fare un fottuto attacco? Ero così furioso. Gliel'ho fatto sapere. Non ha nessun c***o di giudizio», è lo sfogo senza freni contro il premier israeliano Netanyahu. Colpevole, secondo il leader Usa, di aver ordinato i raid sulla roccaforte di Hezbollah ritardando così la firma elettronica del memorandum di Islamabad, inviso allo Stato ebraico.

«L'attacco non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così significativo, mentre siamo ormai a un passo da un accordo di pace con l'Iran», ha sentenziato il tycoon. Che spera ancora nella sigla in tempi brevi: «Sarà firmato oggi elettronicamente e dopo una settimana di persona, da qualche parte in Europa».

Funzionari israeliani citati dai media si sono detti "sbalorditi" delle parole di Trump. L'attacco israeliano contro Beirut - da tempo una linea rossa per le forze iraniane - è giunto in «risposta» ad «attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano», hanno affermato Netanyahu e il suo ministro della Difesa Israel Katz, mentre i media libanesi hanno parlato di almeno 3 morti e 15 feriti.

E ora Teheran prepara una "imminente" rappresaglia: «Abbiamo il dito sul grilletto», ha detto il comandante delle forze armate iraniane Ali Abdollahi, facendo alzare l'allerta in Israele che ha vietato gli assembramenti e si prepara a fronteggiare un eventuale attacco missilistico iraniano.

Nel frattempo, Mohammad Ghalibaf ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, accusandoli di aver dato "il via libera" al raid e di aver «dimostrato ancora una volta di non essere in grado» di rispettare i propri impegni.

(Unioneonline)

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