Trump boccia la nuova proposta di Teheran: «Nessuna concessione»
Aperture “insufficienti” su Hormuz e nucleare, nuova deroga di 30 giorni al petrolio russoUn accordo fra Iran e Stati Uniti appare più che mai lontano. La nuova proposta in 14 punti di Teheran è stata respinta da Donald Trump con una sonora bocciatura che torna a far spirare venti di guerra in Medio Oriente. Per la Casa Bianca l'offerta iraniana è «insufficiente» per poter pensare al raggiungimento di un'intesa sulla fine del conflitto: per il presidente Usa presenta solo miglioramenti simbolici rispetto alla versione precedente e nulla più. Il documento - ha riferito un funzionario americano ad Axios - conterrebbe molte parole sull'impegno dell'Iran a non perseguire l'arma nucleare ma, di fatto, nessun dettaglio in merito alla sospensione dell'arricchimento dell'uranio e sulla consegna delle scorte esistenti.
«Non sono aperto a nessuna concessione», ha quindi tuonato il tycoon, evidentemente frustrato dallo stallo che si è venuto a creare e che dura ormai da troppo tempo. Così, il presidente ha deciso di riunire nella Situation Room della Casa Bianca i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale allo scopo di tornare a studiare le opzioni militari a disposizione, valutando gli eventuali aggiornamenti messi apunto dal Pentagono. Il commander-in-chief non ha ancora preso una decisione su una possibile ripresa degli attacchi, ma sembra ormai aver abbandonato i toni più concilianti e ottimisti delle ultime settimane.
«L'Iran sa cosa accadrà a breve», ha avvertito minaccioso. Pur volendo un accordo, Trump è dunque tornato concretamente a valutare la possibilità di una ripresa delle ostilità dopo che la maggior parte delle sue richieste sono state bocciate. Secondo indiscrezioni, l'Iran si è detto pronto ad accettare un lungo periodo di congelamento del suo programma nucleare anziché uno smantellamento completo, a condizione che l'uranio altamente arricchito, stimato in 400 chilogrammi, sia trasferito in Russia anziché negli Stati Uniti.
Una proposta che per il presidente statunitense non è abbastanza. Trump ripete infatti da mesi che vuole l'uranio iraniano negli Stati Uniti e in passato ha respinto l'offerta del presidente russo Vladimir Putin sul suo trasferimento in Russia. Oltre all'apertura sul nucleare, nella proposta fatta recapitare agli Stati Uniti Teheran ha chiesto - secondo Al-Arabiya - una tregua lunga e articolata in più fasi, nonchè un'apertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz con un ruolo garantito per il Pakistan e l'Oman in caso di attriti.
Per l'importante crocevia marittimo, il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell'Iran ha quindi annunciato la costituzione di un nuovo ente incaricato della sua gestione, chiamato Autorità dello Stretto del Golfo Persico. Intanto Hormuz resta di fatto chiusa, e al momento una sua riapertura appare lontana. Gli Stati Uniti - secondo quanto diffuso dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim - hanno proposto una deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano in cambio di un accordo di pace e della riapertura dello Stretto. «Non ci sarà nessuna revoca delle sanzioni a titolo gratuito e senza un'azione reciproca da parte dell'Iran», ha chiarito un funzionario della Casa Bianca. E per cercare di ovviare alla pressioni sulle quotazioni petrolifere e arginare l'impatto delle carenze di greggio, gli Stati Uniti hanno concesso una nuova deroga di 30 giorni al petrolio russo.
Così si avrà «maggiore flessibilità e si aiuterà a stabilizzare il mercato», ha spiegato il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, osservando come la revoca ridurrà anche la capacità della «Cina di accumulare petrolio a prezzo scontato». Quest'ultima una stoccata a Pechino, dove è in arrivo Vladimir Putin a pochi giorni di distanza dalla visita di stato di Trump, a conferma del ruolo che Xi Jinping si vuole ritagliare sul palcoscenico della diplomazia mondiale. Mentre il presidente cinese continua a tessere la sua tela diplomatica, il Pakistan - mediatore fra Iran e Stati Uniti - ha intanto schierato 8.000 soldati e aerei da combattimento in Arabia Saudita, aumentando ulteriormente la tensione nella regione.
(Unioneonline)
