Trattative Russia-Stati Uniti-Ucraina-Ue: tra esigenza di allargamento e controllo dei territori
La ripresa dei negoziati ad Abu Dhabi e le diverse istanze in giocoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si, no, forse, chissà. Ma le trattative tra Ucraina e Russia a che punto stanno? La pace delle 24 ore? Lontano ricordo taluno potrebbe esclamare. Stando a quando annunciato dalle Agenzie di Stampa, i negoziati tra Kiev, Mosca e Washington utili ad offrire uno sbocco diplomatico al conflitto dovrebbero riprendere mercoledì prossimo ad Abu Dhabi. Nel frattempo, tutto sembrerebbe essersi congelato tra gli opposti, forse molteplici e di diversa provenienza, desiderata. Insomma, per farla breve, quelli non solo di Ucraina e Russia, ma anche quelli della Unione Europea e degli Stati Uniti di Donald Trump. Se l'Unione Europea, e i suoi Stati Membri (molti, ma forse non tutti), continuano, pur dopo l’esperienza dell’Amministrazione Biden, nel voler offrire il loro sostegno incondizionato all'Ucraina di Volodymyr Zelensky (anche per non subire contraccolpi sul piano della credibilità estera), comunque sembrerebbero alla attualità doverlo fare in via autonoma considerato il maggior impegno, anche di carattere economico, richiesto in tal senso agli “Alleati” da Donald Trump. L’autonomia strategica tanto agognata dall’Unione Europea parrebbe restare un traguardo ancora lontano da raggiungere se non preceduta da un’organizzazione effettivamente federale dell’Unione stessa. Tanto più allorquando, la questione ucraina sia divenuta negli anni, a far data da febbraio 2022 il punto nevralgico della contrapposizione sul piano geopolitico tra superpotenze, Stati Uniti e Russia, rispetto alle quali il Vecchio Continente sembrerebbe assumere (il condizionale è d’obbligo) le sembianze di uno spettatore interessato ma forse non ancora decisore strategico. Ancor di più da quando gli Stati Uniti di Donald Trump abbiano di fatto “interrotto” gli aiuti militari all’Ucraina, insistendo, peraltro per la accettazione di un accordo ritenuto tutto sommato al ribasso.
Le questioni anzidette, già complesse nel loro dipanarsi continuo, inoltre, sembrerebbero intrecciarsi con la ulteriore e per nulla scontata espansione/allargamento dell’Unione Europea verso Est che, probabilmente, nel contesto di un continente tutt’altro che federale, induce l’emersione di un confronto complicato in termini di integrazione, diversità istituzionali, condivisione di valori. Ci si dovrebbe forse chiedere se il sogno dell’allargamento cosiddetto sia davvero utili a garantire maggiore sicurezza. E se così realmente fosse, occorrerebbe forse ancora domandarsi se l’obiettivo dell’annessione possa rappresentare uno strumento/mezzo di stabilità sul piano geopolitico. Probabilmente a questo interrogativo dovrebbe darsi risposta negativa se si dovesse interpretare l’esigenza di riarmo in relazione a siffatte determinazioni. Pace e disarmo dovrebbero invece animare i colloqui di pace rispetto ai quali l’Unione Europea, pur in tutta la sua complessità compositiva, dovrebbe riavviare i colloqui con Mosca, quanto meno per dare seguito a quanto già assicurato (così parrebbe) da Donald Trump: ovvero il non ingresso dell’Ucraina in Nato per restare la stessa neutrale sul piano militare.
Oggi più che mai, il negoziato per la pace deve essere riportato al centro dell’interesse internazionale quale unico elemento stabilizzatore interno ed esterno di tutti i competitor coinvolti a vario titolo.
Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro
