Teheran risponde alla proposta Usa: «Stop alla guerra e sicurezza marittima nel Golfo Persico e Hormuz»
Lo scontro tra Iran e Occidente passa anche dall'allarme ambientale lanciato per la chiazza di petrolio osservata a largo dell'isola di KhargPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Ci sono la «cessazione immediata della guerra» e il «ripristino della sicurezza marittima» nel Golfo Persico e nello stretto di Hormuz al centro dell’ultima risposta iraniana al quadro proposto dagli Stati Uniti. Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Isna, gestita principalmente da studenti universitari.
Secondo l'attuale roadmap proposta, i negoziati in questa fase rimangono strettamente dedicati ai meccanismi per porre fine alle ostilità e risolvere la crisi regionale. La consegna di questo documento è considerata uno sviluppo cruciale negli sforzi diplomatici in corso per stabilizzare le acque della regione e porre fine all'attuale conflitto militare.
Ma lo scontro tra Iran e Occidente passa anche dall'allarme ambientale lanciato per una chiazza di petrolio osservata a largo dell'isola di Kharg. Lo sversamento, inizialmente stimato con una estensione di circa 50 chilometri quadrati, non vede ancora un'origine chiara, ma ci sono già accuse incrociate: secondo un parlamentare iraniano, Jafar Pourkabgani, la chiazza sarebbe stata infatti causata «da residui di petrolio e acque di zavorra provenienti da petroliere europee, che sono state scaricate in mare, danneggiando l'ambiente marino». Ma secondo un'ong ambientalista con sede in Regno Unito, il Conflict and Environment Observatory (Ceobs), potrebbero essere le infrastrutture petrolifere iraniane ad aver causato la fuoriuscita di greggio.
La chiazza di petrolio è stata osservata per la prima volta nei giorni scorsi, dopo che la società Orbital Eos, che monitora le fuoriuscite di petrolio, ha analizzato alcune immagini satellitari condividendo i risultati con il New York Times. «Sebbene le infrastrutture offshore nell'area più ampia potrebbero essere una potenziale fonte, al momento non siamo in grado di identificare un punto di origine definitivo o di attribuire la fuoriuscita a una causa specifica», ha affermato Leon Moreland del Ceobs. Moussa Ahmadi, capo della commissione energia del parlamento iraniano, ha dichiarato all'agenzia di stampa Isna che «finora non vi è stata alcuna segnalazione ufficiale che confermi» perdite dalle infrastrutture petrolifere iraniane dovute a problemi di capacità di stoccaggio.
Alcuni media, tra cui Fox News, hanno ipotizzato che le infrastrutture di stoccaggio petrolifero iraniane potrebbero essere sotto pressione a causa del blocco navale statunitense, che sta ostacolando la capacità del Paese di esportare o immagazzinare greggio. Ma per il deputato Pourkabgani si tratta di «falsità» Moreland ha affermato che «non vi sono prove evidenti di ulteriori sversamenti attivi intorno all'isola, sebbene la precedente chiazza sia ancora visibile mentre si sposta verso sud». In ogni caso, dopo averla definita una delle più grandi chiazze di petrolio individuate nell'area dall'inizio dell'offensiva israelo-americana contro l'Iran del 28 febbraio scorso, il Ceobs ha sottolineato che le ultime osservazioni dallo spazio mostrano che lo sversamento si è «molto ridotto» rispetto alla sua estensione iniziale.
(Unioneonline)
