Il Presidente di Cipro, Nikos Christodoulides, peraltro anche Presidente di Turno dell’Unione Europea, in occasione del Vertice tenutosi a Nicosia, ha avuto modo di rilasciare dichiarazioni di grande interesse relativamente alla necessità di raggiungere una condizione di de-escalation nella regione del Golfo per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto riportato dalle Agenzie di Stampa, il Presidente di Cipro avrebbe sostenuto e dichiarato che i Paesi della Regione del Golfo farebbero affidamento sull’Unione Europea, volendo collaborare con la stessa per non risultare possibile, in caso contrario, raggiungere la tanto agognata de-escalation. Dicendolo diversamente, secondo il Presidente di turno dell’Unione Europea, la sicurezza di Hormuz, come pure, in buona sostanza, la sua riapertura al transito libero ed incondizionato, potrebbe essere garantita ed assicurata dalla cooperazione tra la stessa Unione Europea e Paesi del Golfo. Ebbene. Nulla quaestio al proposito, a patto che l’Unione Europea si presenti agli occhi del Mondo, e ancora non pare proprio esserlo, come autentica Federazione sul piano politico e strategico e non come semplice composizione di ventisette Paesi Membri. Si parla tanto del cosiddetto Patto per il Mediterraneo che, in buona sostanza, dovrebbe contribuire a rilanciare, per così dire, una visione strategica fondata su uno sviluppo condiviso, sulla transizione energetica e sulla inclusione sociale. Ma, probabilmente, allo stato, e per quanto sembrerebbe comprendersi, parrebbe configurarsi quasi alla stregua di una idea di scelta geopolitica di ampio respiro finalizzata a rafforzare il ruolo dell’Unione Europea non ancora Federazione. Questa perlomeno l’impressione che sembrerebbe ritrarsene.

L’Unione Europea, ad oggi, ancora tentenna nell’esprimere una visione strategica unitaria. Una cosa, infatti, è presentarsi all’interno delle nuove dinamiche internazionali come Federazione vera e propria (ciò che darebbe senso compiuto, forza e concretezza pratica al Patto per il Mediterraneo), altra è invece il presentarsi come coalizione di Stati nazionali perseguendo obiettivi specifici ma non necessariamente condivisi. A significare che tutto può essere possibile, purché vi sia chiarezza nel modus procedendi. Tanto più allorquando non si possa in alcun modo trascurare una ulteriore circostanza: quella per cui anche per Washington, le relazioni con i Paesi del Golfo hanno avuto nel tempo, e continuano ad avere all’attualità, un potente significato economico e securitario, anche come contrappeso rispetto all’influenza iraniana nella regione. Ed ancor di più, allorquando, il rinvigorimento delle alleanze con i Paesi del Golfo gioca un ruolo strategico specie nel momento contingente che vede impegnati gli Stati Uniti d’America in un aspro braccio di ferro con l’Iran che rischia seriamente di compromettere tutti gli equilibri geopolitici finora conosciuti.

L’errore, probabilmente, in cui si rischia di essere indotti a cadere, potrebbe essere quello di considerare la Regione del Golfo come un unicum, trascurando le tensioni, pur esistenti, tra Arabia Saudita ed Emirati. Le varie asimmetrie relazionali esistenti dovrebbero suggerire la massima prudenza strategica. Se di Patto per il Mediterraneo si volesse davvero discorrere, lo si dovrebbe fare sul piano dell’unicità dell’accordo strutturato in maniera paritaria, evitando la frammentazione e lo squilibrio degli interessi in campo.

Partenariato sì, se davvero così sarà, ma tra pari, specie in considerazione dell’assetto contingente caratterizzato da continue tensioni sul piano energetico e dei traffici marittimi che contribuiscono nel loro complesso a rendere assai complicato il progetto di una cooperazione permanente e duratura.

Giuseppina Di Salvatore – Avvocato, Nuoro

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