Le tensioni tra gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati (o ritenuti tali) non rappresentano episodi sporadici, bensì espressioni direttamente conseguenti di uno sviluppo relazionale più profondo e complesso: la transizione da un assetto unipolare a una configurazione policentrica ancora instabile, segnata da adattamenti e ridefinizioni di ruolo. L’attacco diretto da ultimo a Giorgia Meloni sul suo social Truth da parte di Donald Trump, ne è la rappresentazione plastica benché assomigli né più né meno che a una recriminazione capricciosa dal sapore infantile: «sta andando male in Italia in termini di popolarità» e ora, «dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i suoi consensi. No, grazie!!!».

Ammesso e forse non concesso che l’Iran sia stato effettivamente sconfitto, la risposta della Presidente del Consiglio Italiano è arrivata forte e chiara nel significare e chiarire, tra l’altro, che «essere sua amica non … ha certo aiutat (o)», e che piuttosto, «la (sua) popolarità dipende (va) dalla … capacità di difendere l'interesse nazionale italiano». Alleati si, ma con riserva dunque. Nell’arco temporale di uno scambio social sembra essersi consumata la storia di un Occidente non più “Occidente”. Probabilmente ancora esiste, ma solo nei termini incerti della sua dimensione geografica.

Dal punto di vista geopolitico, l'ordine mondiale nato nel 1945 non esiste più. E la politica italiana, e prima ancora quella europea, deve prenderne atto per affrontare con fermezza le trasformazioni che la nuova ed inedita contingenza sembra imporre. Il cosiddetto blocco euro-atlantico ha perso la sua egemonia, e non appare preparato ad affrontare le sfide assai più impegnative che si profilano all’orizzonte e su più fronti, nel contesto dei quali sembrerebbero affermarsi figure di potere ben più resistenti, tra cui lo stesso Presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi-Jin-Ping.

Dicendolo diversamente, ma non troppo, il modello euro-atlantico non è più considerato il baricentro universale, il quale sembrerebbe essersi piuttosto orientato verso un sistema multipolare con l'affermazione di potenze emergenti quali Cina, India e Brasile. La stessa storica alleanza tra Europa e Stati Uniti appare maggiormente fluida e relativa rispetto all’immediato secondo dopoguerra, qualificandosi, quasi, alla stregua di un rapporto di "geometria variabile". A livello locale, l'Unione Europea sembra essersi attestata quale periferia non troppo incidente di altro e differente centro di potere, quello transatlantico, di cui allo stato attuale patisce il disimpegno. L’Unione Europea, e con essa l’Italia, sembra restare ai margini dei processi decisionali.

Per contro, la questione iraniana ha portato alla luce in maniera inequivocabile l’intervenuta progressiva erosione della credibilità degli Stati Uniti di Donald Trump quale garante dell’ordine internazionale. A significare che, probabilmente sembra essere giunto il momento di disallinearsi dalle posizioni americane rispetto ai conflitti attualmente in essere, i quali, all’evidenza, più che apparire diretti all’ottenimento di vittorie schiaccianti, sembrerebbero puntare, tutto considerato, alla permanenza di una condizione di instabilità crescente, utile a consentire il sorgere di nuove ed inedite alleanze in funzione di quelle che di volta in volta appaiano quali priorità strategiche. Occorre prendere le distanze dalle politiche di Donald Trump che, se lette nella loro attualizzazione pratica, sembrerebbero mirare alla progressiva marginalizzazione del Vecchio Continente e di tutti i suoi Paesi Membri.

Giuseppina Di Salvatore

Avvocato, Nuoro

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