Nuovi raid Usa su Hormuz. La risposta di Teheran: «Colpite con missili e droni le basi Usa»
Esplosioni in Iraq, Giordania, Bahrein e Kuwait. Pezeshkian incontra Putin e Xi e incassa il sostegno del CremlinoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Si infiamma il conflitto fra gli Stati Uniti e l'Iran con nuovi raid mirati condotti dalle forze statunitensi nella regione dello Stretto di Hormuz. Raid, con un bilanco di 11 morti, che hanno scatenato la reazione immediata di Teheran che ha annunciato una rappresaglia contro obiettivi Usa che ha definito "operazione decisiva".
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito basi statunitensi con missili e droni in Iraq, Giordania, Bahrein e Kuwait.
I pasdaran hanno affermato di aver "condotto un attacco coordinato con missili e droni contro basi a Erbil" che ha distrutto un centro di manutenzione, magazzini e il "sistema di guida di un aerostato di sorveglianza statunitense", secondo una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa Irna.
Il presidente Usa Donald Trump ha parlato di raid "massicci e potenti" decisi "in risposta al fallito tentativo iraniano di piazzare mine navali nello Stretto, attualmente privo di mine", e "al lancio di otto missili (tutti abbattuti con successo) contro la nostra base militare in Giordania".
Intanto a sei mesi dall'attacco israelo-americano che ha dato il via alla guerra nel Golfo Persico, il presidente iraniano Massud Pezeshkian ha incontrato Vladimir Putin e Xi Jinping, incassando in particolare dal leader del Cremlino l'assicurazione che Mosca rimane fedele ai rapporti di amicizia sulla base del Trattato di partenariato strategico tra i due Paesi e quindi intende fornire a Teheran "l'aiuto necessario" in "questo periodo difficile".
Nel frattempo i paesi del G20 Finanze, a eccezione della Cina, hanno concordato per uno Stretto di Hormuz con una «navigazione libera, sicura e prevedibile».
(Unioneonline)
