Quando Benjamin Netanyahu è entrato all’Assemblea Generale dell’Onu per tenere il suo discorso, decine di diplomatici di numerose delegazioni hanno abbandonato la sala in segno di protesta, lasciandola mezza vuota. Ci sono stati anche dei cori pro-Palestina.

E il premier israeliano è partito subito all’attacco: «Chi ha lasciato l'aula è un codardo morale, se ce ne sono altri se ne vadano subito», ha detto, definendo la protesta un esempio di «ipocrisia sconcertante» e insistendo più volte sul fatto che «neutralizzando le capacità nucleari dell’Iran» Israele ha difeso anche molti dei Paesi i cui delegati avevano lasciato l’aula.

Attaccare l'Iran «è stata una delle decisioni più facili che abbia mai preso da premier», ha detto, aggiungendo che se non avesse fatto «saremmo tutti morti». 

Genocidio in Palestina? «La nostra è anche una battaglia per la verità, accusare Israele di genocidio è la più grande bugia del secolo. Israele non ha commesso un genocidio, Israele ha evitato un genocidio. I giorni in cui gli ebrei marciavano verso il macello sono finiti. Agli ebrei nel mondo dico alzate la testa, siate orgogliosi».

I coloni violenti? Solo «un pugno di giovani teppisti», «i media si concentrano su un manipolo di delinquenti, circa 150 persone, che vanno a lanciare pietre o ad abbattere ulivi».

Il premier israeliano ha poi tirato fuori un cercapersone, per ricordare l’attacco di due anni fa in Libano e Siria, dove morirono per l’esplosione simultanea dei dispositivi in uso a diversi miliziani di Hezbollah: «Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda», ha detto.

Netanyahu ha inoltre attaccato Erdogan definendolo un «tiranno» e il sindaco di New York Zohran Mamdani: «Antisemita, vergognati per aver diffuso bugie, molti ebrei di New York non si sentono sicuri da quando sei stato eletto sindaco. Non mi puoi mettere a tacere».

«Un giorno – ha concluso – gli iraniani saranno liberi. Il regime malvagio di terrà cadrà e tutti festeggeremo quel giorno».

(Unioneonline)

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