A Davos, in Svizzera, dove è in corso il World Economic Forum, il presidente Usa Donald Trump ha firmato l’atto costitutivo del “Board of Peace”, il neonato “Consiglio per la pace in Medioriente (per molti una sorta di organo concorrente dell’Onu promosso proprio dagli Stati Uniti), assieme ai rappresentanti dei venti Paesi che hanno sinora aderito (oltre agli Usa, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Egitto, Ungheria, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam).

«Avremo grande successo a Gaza e potremo fare anche molte altre cose, una volta che questo board sarà completamente formato. Potremo fare praticamente tutto ciò che vogliamo fare e lo faremo in collaborazione con le Nazioni Unite», ha detto il leader di Washington. «Ho sempre detto che le Nazioni Unite hanno un potenziale enorme che non è stato sfruttato - ha aggiunto Trump -. C’è un potenziale straordinario nelle Nazioni Unite e ci sono persone eccellenti al loro interno, ma finora non è stato utilizzato come si sarebbe potuto».

Al “club” (si accede solamente su invito, gli Stati che vogliono un seggio permanente devono pagare un contributo di un miliardo di dollari) è stato proposto l’ingresso anche all’Italia, così come agli altri Paesi Ue (che per adesso hanno rifiutato e preso tempo, in polemica con l’iniziativa “concorrenziale” all’Onu o per la presenza di alcuni Paesi non graditi) nonché alla Russia di Vladimir Putin.

«Siamo aperti, disponibili e interessati, per almeno due ragioni», ha detto in proposito la premier Giorgia Meloni. Spiegando: «La prima è che l'Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati e poi in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell'Italia e dell'Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante. C'è però – ha proseguito la premier -un problema costituzionale, perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione. Questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo, c'è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura».

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