Meloni: «Senza Italia e Francia l’Ue non sarebbe quello che è. Mai partecipato alla guerra in Iran»
Incontro bilaterale con Emmanuel Macron, i due leader rilanciano l’asse Roma-Parigi su difesa, nucleare e competitivitàAlla sua trentaseiesima edizione, il vertice intergovernativo Italia-Francia a Cap d’Antibes è la prova di un legame «storico e strutturato» tra due Paesi fondatori dell’Unione europea. «Senza Italia e Francia, l’Europa e l’Occidente non sarebbero quello che sono», rivendica Giorgia Meloni dopo il bilaterale con Emmanuel Macron, prima della plenaria.
Sono tante, spiega la premier, le complementarità politiche, economiche, industriali e culturali che uniscono le due sponde delle Alpi.
La presidente del Consiglio ringrazia il capo dell’Eliseo per l’ospitalità e per il successo del recente G7 a presidenza francese, che ha regalato all’Occidente un «forte segnale di unità» in una fase internazionale «particolarmente complessa».
Al cuore della giornata, il rilancio delle relazioni bilaterali tra i due Stati. Tra i dossier strategici affrontati, un ruolo centrale è riservato alla difesa. Meloni richiama il valore della cooperazione industriale nel comparto, a partire dal sistema antimissile Samp/T, considerato uno dei pilastri dell’autonomia strategica dell’Unione. Un settore destinato a rafforzarsi ulteriormente alla luce delle tensioni internazionali, dalla guerra in Ucraina alle crisi in Medio Oriente.
Accanto alla difesa, Macron indica nell’energia uno degli assi portanti della nuova stagione di cooperazione franco-italiana, rilevando come l’attuale contesto geopolitico renda sempre più «urgente» il «rafforzamento dell’indipendenza energetica europea». Bene, per l’inquilino dell’Eliseo, il ritorno dell’Italia all’atomo. Parigi e Roma puntano a costruire una partnership industriale nel settore degli Smr, con l’obiettivo di sviluppare una filiera comune lungo l’intera catena del valore del nucleare civile.
Un altro capitolo riguarda lo spazio, settore nel quale Meloni ricorda come Roma e Parigi siano le uniche nazioni europee a disporre di un accesso autonomo grazie ai lanciatori Vega C e Ariane 6. Una cooperazione che potrebbe tradursi nella nascita di nuovi campioni industriali europei in un comparto considerato decisivo per la competitività futura del continente.
Sul fronte delle infrastrutture, viene confermata la volontà di accelerare i grandi collegamenti transfrontalieri: la seconda canna del Frejus, il tunnel del Tenda, la riapertura del Moncenisio e della linea Cuneo-Breil-Ventimiglia. Proprio il Trattato del Quirinale, ricorda Macron, ha «favorito in modo decisivo il completamento del nuovo tunnel del Tenda e ha ribadito l’impegno comune sui collegamenti ferroviari strategici, dalla Torino-Lione alla direttrice Marsiglia-Genova, che potrà beneficiare dei finanziamenti europei».
L’intesa tra Roma e Parigi si estende anche alle questioni economiche. Nel 2025 l’interscambio commerciale tra i due Paesi ha superato il record di 112 miliardi di euro. Il presidente francese insiste sulla necessità di accelerare gli investimenti, ridurre le dipendenze strategiche e diversificare le fonti di approvvigionamento, proteggendo al contempo le imprese europee dalla concorrenza sleale e rafforzando la capacità dell’Unione di difendere i propri interessi economici e industriali.
Sul piano internazionale, i due leader confermano la convergenza di vedute sui principali dossier di crisi. Dal Medio Oriente all’Ucraina, passando per il Libano, Italia e Francia puntano a rafforzare il coordinamento diplomatico e politico. In particolare, Meloni annuncia l’intenzione di promuovere insieme a Parigi una coalizione internazionale a sostegno del Libano nella fase successiva alla conclusione della missione Unifil.
E sull’Iran e il caso Rutte ribadisce: «Noi non abbiamo partecipato al conflitto in Iran. Del resto, se avessimo partecipato al conflitto in Iran non si spiegherebbe, diciamo, questa delusione che viene reiterata da parte del presidente americano molto spesso. Noi abbiamo rispettato i nostri impegni cedendo le basi per attività che non erano cinetiche ma che erano di natura logistica e tecnica. E quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l'utilizzo, l'autorizzazione, come ripeto è ampiamente noto. Quindi il governo ha fatto esclusivamente quello che ha dichiarato Parlamento, come del resto lo stesso Mark Rutte ha confermato anche ieri dallo Studio Ovale».
«Oggi non celebriamo solo un'amicizia storica, affermiamo una comune consapevolezza, cioè che Italia e Francia sono due nazioni fondamentali per costruire un'Europa che sia davvero capace di affrontare le sfide difficili di fronte alle quali la storia le pone», scandisce Meloni. Un asse che, nelle intenzioni dei due governi, dovrà essere sempre più determinante sui grandi temi della sicurezza, dell’energia, dell’industria e della competitività europea.
(Unioneonline)
