Meloni al tavolo con Trump: «Rapporti cordiali». Lui attacca di nuovo: «Mi piace ma ha rifiutato di aiutarci»
La premier siede accanto a Erdogan e al leader americano alla cena dei capi di Stato della Nato in TurchiaArriva con qualche minuto di ritardo, poi Giorgia Meloni prende posto alla cena dei leader del vertice Nato sedendo allo stesso tavolo di Donald Trump. Non uno accanto all'altra, ma è comunque il primo incrocio dopo giorni di tensione tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. «Rapporti cordiali», dirà dopo l’incontro, e il gelo non sembra essersi sciolto dopo l'ultimo affondo del presidente americano anche da Ankara.
La linea del governo resta quella del silenzio. «Non abbiamo commentato ieri, non lo faremo oggi», fanno sapere da Palazzo Chigi. Nessuna replica né al meme diffuso nei giorni scorsi né alle parole con cui Trump ha detto che Meloni «mi piace, è una brava persona, ma non c'è stata per noi» durante la crisi con l'Iran. La strategia è evitare il botta e risposta e rinviare ogni valutazione a dopo la plenaria del vertice.
La premier lascia Roma mentre Trump è già ad Ankara e monopolizza la scena, tornando a criticare gli alleati europei. «Giorgia Meloni mi piace, è una brava persona, ma il nostro rapporto è peggiorato perché ha rifiutato di aiutarci. Non ha voluto essere coinvolta nello Stretto di Hormuz e credo che abbia commesso un errore», afferma Trump. Lo stesso, aggiunge, vale per Germania, Francia e Regno Unito. «Noi non abbiamo bisogno di aiuto dopo che la guerra è finita. Ecco, non abbiamo bisogno di aiuto in generale, fondamentalmente. Noi aiutiamo loro, ma non siamo sicuri che loro ci aiutino. La Germania ci ha voltato le spalle, l'Italia ci ha voltato le spalle. E va bene, va bene così. Ma sapete, perché noi stiamo spendendo centinaia di migliaia di dollari e loro non ci sono per noi, ci voltano le spalle, voltano lo sguardo altrove? È così che hanno fatto», tuona dalla Turchia.
Meloni raggiunge il palazzo presidenziale con qualche minuto di ritardo, dopo che il padrone di casa Recep Tayyip Erdogan ha accolto gli altri leader. Secondo i media turchi è stato il vicepresidente del Paese a riceverla. Alla cena, la presidente del Consiglio siede allo stesso tavolo del presidente americano, insieme a Erdogan, al segretario generale della Nato Mark Rutte, al cancelliere tedesco Friedrich Merz, al presidente francese Emmanuel Macron e al primo ministro britannico Keir Starmer.
Poco prima della cena, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, arrivato ad Ankara con il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha incontrato il segretario di Stato americano Marco Rubio. Un segnale che, al di là delle dichiarazioni del presidente Usa, i canali di collaborazione tra Roma e Washington restano aperti.
Nel governo, tuttavia, permane una certa diffidenza verso il tycoon. Le sue parole non vengono interpretate come un'apertura, ma come una forma di pressione nei confronti della premier, unico leader citato esplicitamente da Trump durante la conferenza stampa di Ankara.
Il presidente americano ha anche spiegato il motivo del raffreddamento dei rapporti con Meloni: la posizione italiana sulla guerra in Iran. Non è bastata, secondo Washington, la disponibilità italiana a contribuire allo sminamento dello Stretto di Hormuz una volta raggiunto il cessate il fuoco. A difendere la premier è intervenuto il ministro della Difesa belga, il nazionalista fiammingo Theo Francken: «Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni. È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader».
Per stemperare il clima, la Turchia ha puntato anche sulla cosiddetta "food diplomacy". Erdogan e la consorte hanno organizzato una cena ispirata alla tradizione culinaria turca, con tavoli rotondi per favorire il dialogo tra tutti i leader. «Fra Meloni e Trump non c'è spazio per le polemiche, certo non da parte italiana. Le partite geopolitiche e internazionali sono troppe», osserva il vicepremier Matteo Salvini.
Tra i temi centrali del summit c'è il rafforzamento del fianco Sud della Nato, inserito nella dichiarazione finale anche grazie alle pressioni italiane. Un dossier che guarda soprattutto alla Libia, dove gli Stati Uniti considerano Roma uno degli interlocutori principali. Da tempo Meloni cerca anche un'intesa con Ankara, che esercita un ruolo stabilizzante nel Paese nordafricano e condivide con l'Italia importanti interessi energetici.
Sul fronte ucraino, invece, resta una distanza tra Roma e Washington. L'Italia non ha aderito al programma Purl per l'acquisto di armi americane destinate a Kiev e continua a concentrare il proprio sostegno soprattutto sul settore energetico.
Lunedì sera è previsto a Parigi un nuovo vertice della coalizione dei Volenterosi convocato da Emmanuel Macron. La partecipazione di Meloni non è ancora confermata, mentre è certa quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che prenderà parte anche alle celebrazioni del 14 luglio sugli Champs-Élysées, dove sfilerà anche un Gruppo bandiera delle Forze armate italiane. Un segnale della volontà di Roma di rafforzare l'asse europeo con la Francia, pur mantenendo aperto il dialogo con Washington.
(Unioneonline)
