Cresce l'allerta nello stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale di petrolio. Il settore marittimo internazionale lo ha classificato come "zona di operazioni belliche", con circa mille navi bloccate nell'area a causa dell'escalation militare in Medio Oriente. Secondo la Lloyd's Market Association di Londra il valore delle imbarcazioni ferme supera i 25 miliardi di dollari e circa la metà trasporta petrolio e gas.

L'Unione europea parla di situazione "estremamente preoccupante" per la sicurezza marittima e tiene in allerta le missioni navali, tra cui Aspides e Atalanta, mentre l'Iran rivendica il "controllo totale" dello stretto e afferma di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo.

La designazione dello stretto di Hormuz, del Golfo di Oman e del Golfo Persico come aree di operazioni belliche è stata decisa dal settore marittimo internazionale dopo una riunione tra sindacati e compagnie a livello mondiale, alla luce dell'aumento dei rischi per la navigazione commerciale e delle "centinaia" di navi bloccate nella regione. La decisione risponde alla "portata delle interruzioni e dei rischi a cui sono esposti gli equipaggi civili nella regione", hanno spiegato.

Il passaggio a "zona di operazioni belliche" offre ai marittimi il più alto livello di sicurezza possibile e conferisce loro il diritto di rifiutare l'imbarco, la possibilità di essere rimpatriati a spese dell'armatore e diversi bonus e indennità. Secondo l'Organizzazione marittima internazionale (Imo), l'agenzia dell'Onu responsabile della sicurezza in mare, sono circa 20.000 i marittimi e 15.000 i passeggeri di navi da crociera attualmente bloccati nel Golfo. L'associazione che rappresenta gli assicuratori del mercato Lloyd's di Londra stima, come detto, che tra le mille navi bloccate nella regione circa la metà trasporti petrolio e gas, con possibili effetti sui mercati energetici globali.

(Unioneonline)

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