L’Iran respinge la proposta Usa: «Ecco le nostre cinque condizioni». Trump: «Pronto a scatenare l’inferno»
Teheran chiede garanzie, il mantenimento del programma missilistico e un risarcimentoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
I messaggi contrastanti che arrivano da Washington e Teheran alimentano l'incertezza sui prossimi sviluppi della guerra del Golfo. La trattativa è iniziata, con un piano americano in quindici punti che prevede lo smantellamento del nucleare iraniano, lo sblocco di Hormuz e come contropartita la revoca delle sanzioni. La proposta però è stata giudicata «eccessiva» dal regime, che a sua volta ha messo sul piatto le sue cinque condizioni, tenendo il punto sul controllo dello Stretto.
Nel frattempo i mediatori regionali stanno lavorando per organizzare un incontro ad alto livello già nel fine settimana, con il Pakistan come sede privilegiata. «Il negoziato continua», ha assicurato la Casa Bianca, lanciando allo stesso tempo un nuovo avvertimento agli ayatollah: Trump «non sta bluffando ed è pronto a scatenare l'inferno» se non si farà un accordo.
Le notizie di mercoledì 25 marzo 2026:
La Casa Bianca avverte l'Iran: «Trump non bluffa, pronto a scatenare l'inferno»
Donald Trump «non bluffa ed è pronto a scatenare l'inferno» se l'Iran non accetta la sconfitta. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che «l'Iran non dovrebbe commettere errori di calcolo».
Media Iran: «Teheran pone cinque condizioni, la proposta Usa eccessiva»
L'Iran ha respinto la proposta Usa definendola «eccessiva» e rilancia le sue condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Lo riporta l'iraniana Press Tv, che cita un alto funzionario: «L'Iran porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni. Prima di allora non si terranno negoziati». Il funzionario ha delineato le richieste, tra cui «la cessazione degli attacchi e degli assassinii, garanzie contro futuri conflitti, il pagamento dei danni di guerra, la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati e il riconoscimento dell'autorità iraniana sullo Stretto di Hormuz».
In settimana riunione tecnica Gb-Francia-alleati su missione per Hormuz
Regno Unito e Francia presiederanno in settimana una riunione tecnica fra capi di stato maggiore con una trentina di Paesi alleati, europei e non, per definire i piani di una futura missione navale impegnata a garantire la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz: chiuso a gran parte del traffico commerciale e petrolifero dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo riporta il Guardian. Ieri il Times aveva riferito d'una rinnovata disponibilità britannica, e di un possibile incontro a Portsmouth, dopo la dichiarazione di Londra firmata da 22 Paesi (Italia compresa) in cui s'ipotizzavano iniziative dopo una tregua.
Media, entro 48 ore prevista svolta nei negoziati Usa-Iran
Fonti pakistane riferiscono ad Anadolu che entro 48 ore è prevista una svolta nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre Teheran chiede garanzie, mantiene il programma missilistico fuori discussione e pretende un risarcimento. La Turchia sta svolgendo insieme al Pakistan da mediatore per risolvere il conflitto in Medio Oriente.
Ghalibaf agli Usa: «Monitoriamo movimenti truppe, non metteteci alla prova»
Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha messo in guardia gli Stati Uniti sui movimenti di truppe nella regione. "Stiamo monitorando attentamente tutti i movimenti degli Stati Uniti... Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere il nostro territorio", ha dichiarato a X. Ghalibaf ha aggiunto che le forze statunitensi potrebbero "diventare vittime delle delusioni di Netanyahu". L'avvertimento giunge mentre gli Stati Uniti si muovono a schierare migliaia di marines e ulteriori navi da guerra nella regione, mentre si tenta di avviare colloqui per porre fine alla guerra con l'Iran.
Iran ribadisce: «Hormuz chiuso a Usa, Israele e a chi li assiste»
"Alle navi appartenenti agli Stati Uniti, a Israele e ad altri Paesi che in qualsiasi modo partecipano all'attacco contro l'Iran o lo assistono non è consentito il transito attraverso lo Stretto di Hormuz". Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ismail Baghaei. "Le navi appartenenti ad altri Paesi che non hanno alcun legame con questo attacco contro l'Iran possono invece transitare", ha aggiunto il funzionario, riferisce Isna. Da quando è iniziato il conflitto tra Usa, Israele e Iran, Teheran ha fortemente limitato il passaggio nello Stretto di Hormuz, il canale da cui passa circa un quinto delle esportazioni di petrolio a livello mondiale, e secondo siti di geolocalizzazione che monitorano lo Stretto il blocco interessa circa il 95% di quello che era il traffico in condizioni normali, prima che esplodesse il conflitto.
Ambasciatore Iran: «Non ci sono stati ancora negoziati tra Usa e Iran»
L'ambasciatore dell'Iran in Pakistan afferma che non ci siano stati finora colloqui tra Washington e Teheran. Il presidente statunitense Donald Trump aveva parlato di incerti progressi negli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra. "Abbiamo appreso questi dettagli anche attraverso i media, ma secondo le mie informazioni - e contrariamente a quanto dichiarato da Trump - finora non si ci sono stati negoziati, né diretti né indiretti, tra i due Paesi", ha affermato l'ambasciatore Reza Amiri Moghadam.
Iran, Baghaei: «Nessun colloquio in corso con Usa, ci hanno già traditi»
«Guardate i fatti. L'Iran è costantemente sotto bombardamento e lancio di missili da parte di Stati Uniti e Israele. Quindi la loro pretesa di diplomazia e mediazione non è credibile. Perché sono stati loro a iniziare questa guerra e continuano ad attaccare l'Iran. Quindi, qualcuno può davvero credere che la loro affermazione di mediazione sia credibile?», ha affermato. «Quindi, questo tipo di colloqui sono in corso tra l'Iran e i suoi vicini e altri paesi amici. Comprendiamo che i paesi della regione, i paesi limitrofi, siano preoccupati per le conseguenze e che tutti stiano cercando in qualche modo di contribuire a riportare la situazione alla calma», ha affermato.
Axios: «Iraniani sospettosi, temono un nuovo bluff di Trump»
Funzionari iraniani avrebbero detto ai Paesi che cercano di mediare i colloqui di pace con gli Stati Uniti di essere stati ingannati due volte dal presidente Trump e di «non voler essere ingannati di nuovo». E' quanto scrive Axios, citando una fonte a conoscenza diretta di tali discussioni. Gli Usa, scrive la testata, premono per colloqui di pace in presenza già giovedì a Islamabad, in Pakistan. Ma durante i due precedenti round di colloqui Trump ha dato il via libera ad attacchi a sorpresa devastanti, pur continuando a dichiarare di voler raggiungere un accordo. Dunque, funzionari iraniani avrebbero riferito ai mediatori - Pakistan, Egitto e Turchia - che i movimenti militari statunitensi e la decisione di Trump di inviare ingenti rinforzi hanno accresciuto i loro sospetti che la sua proposta di colloqui di pace sia solo uno stratagemma. Per l'amministrazione Trump, invece, ciò sarebbe un segno della sua serietà nel negoziare, non di una sua malafede. «Trump ha una mano aperta per un accordo e l'altra è un pugno, pronto a colpirti in faccia», ha dichiarato un consigliere di Trump. Secondo Axios, Trump sta cercando contemporaneamente di sviluppare opzioni sia per la diplomazia che per l'escalation militare, al fine di poter decidere in base agli sviluppi, affermano funzionari statunitensi e israeliani. Questi funzionari affermano che sono previste altre due o tre settimane di guerra, anche se dovessero avere luogo dei colloqui. Il comando dell'82ª divisione aviotrasportata ha ricevuto l'ordine di schierarsi in Medio Oriente con una brigata di fanteria composta da diverse migliaia di soldati. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che un'operazione di terra è un'opzione, ma ha sottolineato che Trump non ha ancora preso una decisione.
Iran, lancio di missili verso Israele, Bahrein, Kuwait e Giordania
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato oggi di aver lanciato missili in direzione di Israele, Kuwait, Bahrein e Giordania, secondo quanto riportato dalla televisione di Stato (Irib). Secondo l'emittente, i Guardiani hanno preso di mira diversi obiettivi nel nord e nel centro di Israele, tra cui Tel Aviv, nonché due basi militari utilizzate dagli Stati Uniti in Kuwait, un'altra in Bahrein e un'altra ancora in Giordania, utilizzando "missili e droni".
Il Kuwait risponde agli attacchi con missili e droni
L'esercito kuwaitiano ha annunciato di stare «rispondendo alle minacce ostili provenienti da missili e droni» e ha esortato la popolazione a seguire le istruzioni relative alla sicurezza fornite dalle autorità. Lo riferisce l'edizione online di Al Jazeera. In una dichiarazione pubblicata su X, l'esercito ha inoltre precisato che eventuali esplosioni udite sono il risultato di intercettazioni. L'annuncio è arrivato dopo che la Guardia Nazionale kuwaitiana ha dichiarato di aver abbattuto cinque droni nelle sue "aree di competenza". In precedenza, un altro attacco con droni aveva causato l'incendio di un deposito di carburante all'aeroporto internazionale del Kuwait.
(Unioneonline)
