Israele: «Raid su vasta scala contro Teheran». L’Iran: «Se le coste saranno attaccate mineremo tutto il Golfo»
Il tycoon lavora a un team, intanto si infiamma ancora il fronte del Libano. A Hormuz resta il blocco della navigazione(Ansa)
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L'ombra di una nuova escalation si allunga sulla guerra in Iran. Dopo che sabato sera il presidente americano Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran, minacciando di «colpire e annientare» le centrali elettriche iraniane se la Repubblica islamica «non aprirà completamente lo Stretto di Hormuz entro 48 ore», il regime degli ayatollah ha risposto di essere pronto, in caso di attacco, a «distruggere irreversibilmente» le infrastrutture vitali dell'intera regione, compresi gli impianti di desalinizzazione, insieme a «chiudere completamente» Hormuz, dove solo una manciata di navi è riuscita a passare in poco più di tre settimane di conflitto.
E mentre si infiammano le tensioni anche in Libano - dove Israele ha segnalato che «intensificherà» le operazioni «terrestri mirate» - una timida apertura verso la diplomazia sembra arrivare dagli Stati Uniti: secondo Axios, che cita sue fonti, gli inviati di Donald Trump Jared Kushner e Steve Witkoff stanno creando una squadra per negoziare con l'Iran su ordine del presidente, mentre entrambi i Paesi hanno dato voce alle loro condizioni - al momento inconciliabili - per concludere il conflitto.
A Hormuz intanto resta il blocco della navigazione, nonostante le smentite dell'Iran che intanto pensa a imporre una tassa di 2 milioni di dollari alle imbarcazioni in transito. Sugli altri fronti, si contano decide di feriti per i raid su Dimona e Arad, in Israele. E in Libano, l'annuncio dell'Idf di voler intensificare le operazioni terrestri «mirate» fa seguito ai raid sui ponti del sud, in particolare quello che ha distrutto uno snodo strategico tra Tiro e Sidone. Attacchi, ha lanciato l'allarme il presidente libanese Joseph Aoun, che rappresentano «una pericolosa escalation» e «un preludio a un'invasione di terra».
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La diretta del 23 marzo:
Ore 11:15 – Cremlino: «Attacchi ai siti nucleari in Iran avrebbero conseguenze irreparabili
Il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, ha affermato che la Russia ritiene che eventuali attacchi contro infrastrutture nucleari iraniane potrebbero avere conseguenze irreparabili. «Consideriamo gli attacchi contro impianti nucleari potenzialmente estremamente pericolosi e in grado di provocare conseguenze irreparabili. Per questo motivo, la parte russa, assumendo una posizione di grande responsabilità su questo tema, ha ripetutamente espresso le proprie preoccupazioni», ha affermato il portavoce del Cremlino, citato da Tass.
Ore 9.50 – Teheran: «Se le coste saranno attaccate, mineremo tutto il Golfo Persico»
Il Consiglio di difesa iraniano ha minacciato di posizionare mine marine per bloccare l'intero Golfo Persico se le coste o le isole iraniane venissero attaccate. «Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e lungo le coste con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti», si legge nella dichiarazione, diffusa da Fars. «In tal caso, l'intero Golfo Persico si troverebbe per lungo tempo in una situazione praticamente simile a quella dello Stretto di Hormuz», afferma Teheran.
Ore 8 - Israele: «Attacco israeliano su vasta scala contro infrastrutture Teheran»
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno avviato una vasta ondata di attacchi contro le infrastrutture del regime terroristico iraniano a Teheran. Poco prima, l'Idf su Telegram aveva fatto sapere di avere identificato missili lanciati dall'Iran verso il territorio dello Stato di Israele. I sistemi di difesa sono entrati in funzione per intercettare la minaccia.
Ore 7 – Telefonata Trump-Starmer: «Essenziale la riapertura di Hormuz»
Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si sono sentiti telefonicamente nella tarda serata di ieri, domenica. Un portavoce di Downing Street ha dichiarato: «I due leader hanno discusso della situazione attuale in Medio Oriente e, in particolare, della necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz per riprendere il traffico marittimo globale. Hanno concordato che la riapertura dello Stretto di Hormuz è essenziale per garantire la stabilità del mercato energetico globale. Hanno concordato di risentirsi presto».
