Trump contro la Nato: «Se non fanno niente il futuro sarà molto negativo». Israele: «Al via operazioni terrestri mirate in Libano»
L’Ue: «La crisi può aggravarsi, pronti a misure a breve termine». Colpita una base in Kuwait con soldati italiani, distrutto un velivolo dell'Aeronautica(Ansa)
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Finisce nuovamente nel mirino dei droni iraniani la base di Ali Al Salem in Kuwait, che ospita anche il contingente italiano, per fortuna rimasto incolume. Le perdite materiali però ci sono. Lo "shaed” di Teheran ha colpito un capannone mandando in frantumi il drone all'interno: un “Predator/Reaper” da ricognizione della task force aeronautica italiana. Quel mezzo era «indispensabile per lo svolgimento delle attività operative ed era rimasto schierato per garantire la continuità delle operazioni», avverte il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. Un dato che rispecchia la logica del riposizionamento dei nostri soldati in questi giorni di tensione: le missioni di addestramento rischiano di fatto di essere sospese e per questo non c'è motivo di mantenere troppi soldati nelle basi esponendoli a rischi inutili. Ad Ali Al Salam, dove c'è anche un contingente americano, ci sono attualmente alcune decine di militari italiani rispetto ai 321 presenti prima dello scoppio della guerra in Iran. «Già nei giorni scorsi il personale militare era stato ridotto, lasciando nella base esclusivamente quello essenziale», spiega il ministro della Difesa Guido Crosetto, che specifica: «La perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell'area». Non c'è nessun ritiro, dunque, le missioni italiane continuano anche se con numeri decisamente ridotti.
LA DIRETTA:
Ore 10.40 – L’Olanda: «Hormuz non si risolve al volo anche se la Nato manda le navi»
Il ministro degli Esteri olandese Tom Berendsen non ha escluso un ruolo dei Paesi Bassi nel mantenere aperto alla navigazione lo Stretto di Hormuz in Medio Oriente ma ha affermato che la decisione su come procedere richiede una riflessione molto attenta. Lo riportano i media olandesi. «Verificheremo esattamente quali sono le opzioni. Si tratta di decisioni molto serie e dobbiamo sapere cosa è possibile e cosa si può fare», ha detto Berendsen ai giornalisti prima della riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles. «Non credo che il problema si risolverà in un batter d'occhio se la Nato invierà delle navi», ha detto. «È una situazione molto delicata, c'è una reale possibilità di escalation ed è pericolosa».
Ore 9.50. – Ue: «La crisi dell’energia può aggravarsi, pronti a misure a breve termine»
«Siamo consapevoli che non dobbiamo solo monitorare la situazione ma anche prepararci perché la situazione può aggravarsi ulteriormente. Dobbiamo essere pronti ad attuare misure a breve termine per cercare di aiutare gli Stati membri». Lo ha detto il commissario Ue all'energia, Dan Jorgensen, all'arrivo al Consiglio Ue Energia, interpellato sull'impatto energetico della guerra in Medio Oriente. L'Ue non dipende «così tanto dall'approvvigionamento di combustibile, sia gas che petrolio, proveniente dall'area quindi non abbiamo un problema di sicurezza, ma abbiamo un problema di prezzi», ha sottolineato.
Ore 9 – Kallas: «A Hormuz ipotesi iniziativa Onu come nel Mar Nero sul grano»
«Nel fine settimana ho parlato con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres per capire se è possibile avere un'iniziativa a Hormuz come quella sul Mar Nero per il grano dell'Ucraina». Lo ha detto l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas arrivando al Consiglio Affari esteri. La chiusura dello stretto rappresenta un grave pericolo per le forniture di petrolio, specie per l'Asia, ma la situazione è problematica «anche per quanto riguarda i fertilizzanti», ha detto Kallas. «E se quest'anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l'anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo».
Ore 7.50 – Israele: «Iniziate operazioni terrestri mirate nel sud del Libano»
Le forze armate israeliane (Idf) hanno annunciato di aver iniziato «operazioni terrestri limitate e mirate» contro Hezbollah nel sud del Libano. Queste «operazioni terrestri limitate e mirate» hanno come obiettivi «importanti roccaforti di Hezbollah» e puntano a «rafforzare gli avamposti difensivi» nel Libano meridionale, ha affermato l'Idf in un comunicato. «Questa attività fa parte di più ampi sforzi difensivi per stabilire e rafforzare una posizione difensiva avanzata, che comprende lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l'eliminazione dei terroristi che operano nell'area», aggiungono le forze armate israeliane, spiegando che il piano è di «creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti nel nord di Israele».
Ore 7.30 – Trump: «Ho chiesto a Londra di intervenire, si sono rifiutati»
Donald Trump esprime frustrazione per la risposta della Gran Bretagna alla sua richiesta di mobilitazione in Iran. Il tycoon, che domenica ha parlato col premier Keir Starmer, ha detto che «il Regno Unito potrebbe essere considerato l'alleato numero uno, quello con la storia più lunga e così via: eppure, quando ho chiesto loro di intervenire, si sono rifiutati». E non appena «abbiamo praticamente annullato la capacità di minaccia dell'Iran, loro hanno detto: 'Beh, allora invieremo due navi'. E io ho risposto: 'Abbiamo bisogno di queste navi prima di vincere, non dopo aver vinto'», ha detto Trump in un'intervista al Financial Times. Il presidente degli Stati Uniti ha anche avvertito che la Nato si troverà ad affrontare un futuro «molto negativo» se gli alleati non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz nell'ambito del conflitto contro l'Iran. «È del tutto normale che quanti traggono profitto da questo stretto contribuiscano a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti nell'intervista al Financial Times, ricordando che Europa e Cina dipendono fortemente dal petrolio del Golfo, a differenza degli Stati Uniti.
Ore 7 – Trump: «Parliamo con l'Iran ma loro non pronti per l'accordo»
Gli Usa sono in trattative con l'Iran, mentre la guerra entra nella sua terza settimana, ma Teheran non è ancora pronta per un accordo di chiusura delle ostilità. «Sì, stiamo parlando con loro», ha replicato il presidente Donald Trump ai giornalisti sull'Air Force One, senza tuttavia specificare la natura dei colloqui, a una domanda sull'esistenza di iniziative diplomatiche in corso per porre fine al conflitto estesosi in tutto il Medio Oriente. «Ma non credo che siano pronti. Ci stanno però arrivando piuttosto vicino», ha aggiunto Trump. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato colloqui in corso con gli Usa.
(Unioneonline)
