Nessun errore o effetto collaterale: l'Iran voleva colpire la base italiana di Camp Singara in Iraq. A Erbil si contano ancora i danni provocati dal drone 'shahed' che si è schiantato contro un autocarro militare, poi andato in fiamme. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ne è certo: si è trattato di un attacco deliberato, perché «quella è una base della Nato ed è anche americana».

Tirato un sospiro per i 141 nostri militari, tutti rimasti incolumi all'interno dei bunker, ora si sta cercando di capire come evacuarli: «Abbiamo già fatto rientrare 102 persone in Italia da quella missione, ne abbiamo spostate una quarantina in Giordania, e per gli altri era già in fase di programmazione un rientro, che non è facile, perché non è possibile mandare un aereo, quindi deve avvenire via terra, probabilmente via Turchia», ammette il numero uno della Difesa.

Da giorni la strategia è la riduzione di personale e si stanno ancora valutando i numeri di questa rimodulazione. Nulla si può escludere, ma è difficile e non presa in considerazione finora l'idea di abbandonare la missione. Il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, senza svelare i numeri però assicura: «Verranno spostati in tempi rapidi, così come è stato fatto in Kuwait, perché è inutile lasciarli sotto il rischio di bombe che continuano a arrivare, droni, missili. Dobbiamo garantire la sicurezza dei nostri militari, così come garantiamo quella dei nostri concittadini che lavorano e operano in queste parti del mondo».

Le presenze diminuiscono anche all'interno dell'ambasciata di Baghdad e lo stesso accadrà al consolato di Erbil. A Camp Singara resta alto il livello di allarme, con i soldati che entrano ed escono dai rifugi a seconda degli allarmi, ma non c'è apprensione solo per i militari italiani in Iraq. Da giorni anche la base in Kuwait di Ali al Salem è finita nel mirino dei pasdaran e dell'esercito iraniano mentre invece già da tempo la missione di Unifil in Libano è al centro delle tensioni tra l'Idf e i miliziani sciiti. 

(Unioneonline)

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