La decisione arriverà nei primi mesi del 2015, ma oggi, dopo numerosi rinvii, la Corte suprema indiana ha finalmente esaminato l'appello presentato dai legali di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, i due italiani condannati all'ergastolo in India con l'accusa di aver ucciso Francesco Montis, originario di Terralba (Oristano). I magistrati hanno ascoltato l'accusa e la difesa, chiuso il dibattimento, e si sono riservati il giudizio.

Gli avvocati degli italiani hanno evidenziato le carenze e le lacune esistenti sia nei referti medici sia nell'autopsia sul cadavere del giovane sardo, dai quali non emerge alcuna certezza sulle cause della morte. Il pubblico ministero ha invece ribadito che Montis è stato strangolato dai suoi amici e, a sostegno di questa tesi, ha riproposto ampi stralci del referto dell'autopsia.

Fonti giuridiche hanno indicato che al momento di emettere la loro sentenza, i giudici avranno tre opzioni: conferma dell'ergastolo, proscioglimento per insufficienza di prove oppure ordine di supplemento di indagini per una riapertura giudiziaria del caso. Se fosse confermato l'ergastolo, scatterebbe la validità di un accordo bilaterale Italia-India che consentirebbe a Tomaso ed Elisabetta di scontare la pena in Italia.
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