Trump minaccia Teheran: «Riaprite Hormuz o non avrete più un Paese». E l’Iran sospende i negoziati
Vance dispensava ottimismo, ma le frasi incendiarie del tycoon dagli Stati Uniti hanno portato i colloqui in Svizzera in una fase di stallo, dovrebbero ripartire nella notte(Ansa)
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Sono iniziati in Svizzera, a Oberbuerg, nel resort Burgenstock sul lago di Lucerna, i colloqui tra Usa e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente.
E sono stati già sospesi dopo le parole di Trump, che dagli Usa, in un’intervista a Fox, ha minacciato l’Iran provocando la furia della delegazione. Inizialmente i media iraniani hanno detto che i negoziatori di Terhean avevano lasciato la sede, poi Axios citando un diplomatico ha smentito che siano andati via. Tuttavia, hanno lasciato il tavolo i colloqui sono stati comunque sospesi: poi sono partiti i dialoghi informali e si è deciso di far ripartire in nottata le trattative di alto livello politico. Le delegazioni dovrebbero lasciare Oberbuerg domani, lunedì, ma continueranno le trattative tra i team tecnici dei due Paesi, che probabilmente resteranno in Svizzera.
Dispensava ottimismo il vicepresidente americano JD Vance: «Mai prima d’ora le leadership iraniana e statunitense si erano incontrate a un livello così alto. Abbiamo fatto grandi progressi nelle ultime ore e mi aspetto che ne faremo altri nelle prossime». Vance ha anche detto che Trump gli ha chiesto di «voltare pagina» e di «trasformare le nostre relazioni con il popolo iraniano», sottolineando che gli Stati Uniti «sono pronti a trasformare in modo radicale le relazioni» con l'Iran, «se la sua leadership è disposta a rinunciare al ruolo di fattore di instabilità regionale e ad abbandonare le ambizioni nucleari».
L’incontro è iniziato tuttavia con uno sgarbo formale. La delegazione Usa e gli organizzatori avevano previsto che all’inizio della riunione ci fossero una stretta di mano e una foto di gruppo tra le delegazioni statunitense e iraniana. Ma il capo del team negoziale di Teheran e i membri della stessa delegazione si sono opposti, riporta l’agenzia iraniana Tasnim, aggiungendo che «a seguito dell'opposizione iraniana e della sua assenza dalla cerimonia, la diretta streaming e la foto di gruppo si sono svolte senza la delegazione iraniana, che è poi entrata nella sede dell'incontro».
Intanto dagli Stati Uniti Donald Trump ha usato la sua solita strategia. Minacciare, alzare la posta, per costringere il rivale a miti consigli. Strategia che non sta funzionando finora in Iran.
«Ho parlato con gli iraniani nella notte», ha detto il tycoon a Fox, «avvertendoli che se chiudono lo Stretto di Hormuz non avranno più un Paese». «Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese», ha detto riferendo il suo messaggio alla leadership di Teheran.
«Se non raggiungeremo un accordo – ha aggiunto – riscuoteremo noi i pedaggi a Hormuz. Potremmo prendere il controllo dello Stretto se necessario, diventare i ‘Guardian Angel’ e prenderci il 20% del petrolio».
Teheran ha poi precisato che al momento Hormuz è chiuso e non sarà riaperto finché non sarà rispettato il cessate il fuoco in Libano. Non solo: la via navigabile rimarrà chiusa anche fino al rilascio delle deroghe che consentirebbero la vendita di petrolio iraniano.
Altro avvertimento di Trump sul Libano: «L’Iran deve fermare subito i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi. In caso contrario, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente. Come la scorsa settimana, ma con ancora maggior forza».
Infine, la sottolineatura: al termine dei 60 giorni di cessare il fuoco «posso fare tutto quello che voglio, quindi il presidente iraniano tiri dritto altrimenti ci prenderemo il suo Paese».
(Unioneonline/L)
