Colloqui Usa-Iran, Trump minaccia: «Se chiudete Hormuz mi prendo il Paese». E la delegazione di Teheran se ne va
Lo Stretto intanto è ancora chiuso: «Lo riapriremo solo con il rispetto del cessate il fuoco in Libano e dopo le deroghe per la vendita del nostro petrolio»(Ansa)
Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Sono iniziati in Svizzera, a Oberbuerg, nel resort Burgenstock sul lago di Lucerna, i colloqui tra Usa e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. E la delegazione di Teheran ha già lasciato la sede per protesta dopo le minacce di Donald Trump.
Dispensava ottimismo il vicepresidente americano JD Vance: «Mai prima d’ora le leadership iraniana e statunitense si erano incontrate a un livello così alto. Abbiamo fatto grandi progressi nelle ultime ore e mi aspetto che ne faremo altri nelle prossime». Vance ha anche detto che Trump gli ha chiesto di «voltare pagina» e di «trasformare le nostre relazioni con il popolo iraniano», sottolineando che gli Stati Uniti «sono pronti a trasformare in modo radicale le relazioni» con l'Iran, «se la sua leadership è disposta a rinunciare al ruolo di fattore di instabilità regionale e ad abbandonare le ambizioni nucleari».
L’incontro è iniziato tuttavia con uno sgarbo formale. La delegazione Usa e gli organizzatori avevano previsto che all’inizio della riunione ci fossero una stretta di mano e una foto di gruppo tra le delegazioni statunitense e iraniana. Ma il capo del team negoziale di Teheran e i membri della stessa delegazione si sono opposti, riporta l’agenzia iraniana Tasnim, aggiungendo che «a seguito dell'opposizione iraniana e della sua assenza dalla cerimonia, la diretta streaming e la foto di gruppo si sono svolte senza la delegazione iraniana, che è poi entrata nella sede dell'incontro».
Intanto dagli Stati Uniti Donald Trump usa la sua solita strategia. Minacciare, alzare la posta, per costringere il rivale a miti consigli. Strategia che non sta funzionando finora in Iran.
«Ho parlato con gli iraniani nella notte», ha detto il tycoon a Fox, «avvertendoli che se chiudono lo Stretto di Hormuz non avranno più un Paese». «Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese», ha detto riferendo il suo messaggio alla leadership di Teheran.
«Se non raggiungeremo un accordo – ha aggiunto – riscuoteremo noi i pedaggi a Hormuz. Potremmo prendere il controllo dello Stretto se necessario, diventare i ‘Guardian Angel’ e prenderci il 20% del petrolio».
Parole che hanno fatto arrabbiare la delegazione negoziale iraniana che, secondo quanto riportano i media nazionali, ha lasciato la sede delle trattative in segno di protesta. I negoziati sono stati interrotti e rimangono in una situazione di stallo.
Teheran ha poi precisato che al momento Hormuz è chiuso e non sarà riaperto finché non sarà rispettato il cessate il fuoco in Libano. Non solo: la via navigabile rimarrà chiusa anche fino al rilascio delle deroghe che consentirebbero la vendita di petrolio iraniano.
Altro avvertimento di Trump sul Libano: «L’Iran deve fermare subito i suoi proxy ben pagati in Libano dal creare problemi. In caso contrario, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente. Come la scorsa settimana, ma con ancora maggior forza».
Infine, la sottolineatura: al termine dei 60 giorni di cessare il fuoco «posso fare tutto quello che voglio, quindi il presidente iraniano tiri dritto altrimenti ci prenderemo il suo Paese».
(Unioneonline/L)
