Era la fine di novembre del 2024 quando alcuni razzi lanciati dalle forze israeliane colpirono la base Unifil nel Sud Ovest del Libano, dove operava la Brigata Sassari, e quattro militari rimasero feriti. Da qualche giorno i fanti sardi sono tornati in quel quadro operativo e la missione di pace, sotto l’egida dell’Onu, per controllare la fascia cuscinetto nel Sud del Libano al confine con Israele, torna a essere al centro di uno scenario di guerra. L’esercito israeliano ha lanciato ieri un attacco su Beirut colpendo ancora una volta le forze di Hezbollah e inviando un ordine di evacuazione di massa nei villaggi della parte meridionale del Paese, proprio dove nei giorni scorsi sono atterrati i nostri caschi blu.

Le attività

In questo scenario, i “Dimonios” stanno concludendo il loro dispiegamento nella base Unifil nel Sud del Paese, dopo aver terminato le partenze dall’Isola e aver preso possesso dei compound destinati a loro. In particolare, la Brigata Sassari assumerà il comando del contingente italiano e del settore Ovest di Unifil, nell’ambito dell’operazione “Leonte”, che sarà appunto coordinata dal comandante dei “Dimonios”, il generale Andrea Fraticelli, alla guida di 2.800 caschi blu. Di questi mille sono italiani e oltre 500 appartengono alla “Sassari” che in questo momento sta affiancando la Brigata alpina Taurinense, che sostituirà alla guida appunto della missione. È la quarta volta che la Brigata sarda di stanza a Sassari e Cagliari torna in Libano nello stesso scenario, anche se oggi la situazione è molto cambiata rispetto al 2016 e al 2020-21. L’ultima missione, invece, nel 2024-25, si era svolta in un contesto più simile a oggi, particolarmente delicato, segnato dall’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah che poi hanno portato anche alla caduta di Assad e alla nuova guida nel Paese dei cedri.

La nuova missione

I militari sardi, dunque, sono super impegnati in questi giorni nell’allestire la nuova missione e dal Comando non arrivano notizie preoccupanti. Si sa comunque che il contingente della Brigata sta bene, gli uomini sono in ottime condizioni e pronti a operare sul campo sotto l’egida dell’Onu. Per ora i jet israeliani passano sulle teste dei militari sardi, diretti verso Beirut, nel tragitto verso gli obiettivi individuati nella capitale libanese dove sono stati colpiti i vertici di Hezbollah. È chiaro che la situazione, in evoluzione costante, viene monitorata continuamente dal comando Unifil. I militari sardi, come nelle precedenti missioni, stanno mettendo in campo tutte le loro professionalità che hanno già espresso in passato negli scenari in cui sono stati portatori di pace.

Unifil

La missione Onu in Libano ha il compito di vigilare sull’attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, approvata ormai vent’anni fa, l’11 agosto 2006 al termine del conflitto di quegli anni sempre tra Israele e Hezbollah: l’obiettivo è contribuire alla stabilità dell’area e alla sicurezza delle comunità locali, gestendo una fascia cuscinetto tra i due Paesi. Un’area che però, lo scorso anno, era stata interessata dalle operazioni israeliane durante l’offensiva contro Hezbollah (emanazione delle forze iraniane in Libano), con il coinvolgimento anche della base italiana, colpita appunto dai razzi dell’Idf.

Nel corso degli anni la Brigata ha consolidato in Libano un patrimonio di esperienza operativa e una profonda conoscenza del territorio, oltre a rapporti stretti con le autorità e la popolazione locale, elementi centrali per l’efficacia della missione, si raccontava nei giorni della partenza dei “Dimonios” per il Libano. La missione della “Sassari” dovrebbe durare sei mesi e la speranza è che lo scenario di guerra lasci spazio a una pace duratura nell’area.

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