Un'operazione di terra lunga settimane fatta di incursioni mirate e non un'invasione vera e propria su larga scala. Il Pentagono lima i piani per la prossima fase della guerra in Iran qualora Donald Trump decidesse per l'escalation. L'Iran si è detto pronto a fronteggiare sul campo gli americani e li ha sfidati: «Li aspettiamo, daremo loro fuoco», minaccia il potente capo del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

Per ora il commander-in-chief sembra comunque preferire l'opzione diplomatica e ha fissato al 6 aprile il suo nuovo ultimatum prima di colpire le centrali elettriche iraniane. A Islamabad sono iniziate le consultazioni dei negoziatori di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia Saudita, concentrate prevalentemente sulle proposte per riaprire lo Stretto di Hormuz, di cui Teheran avrebbe chiesto il controllo nella risposta al piano per la pace in 15 punti degli Stati Uniti. Allo studio, secondo le indiscrezioni raccolta da Reuters, c'è l'ipotesi avanzata dall'Egitto che prevede l'imposizione nello Stretto di tariffe simili a quelle del Canale di Suez.

Turchia, Egitto e Arabia Saudita da parte loro potrebbero invece formare un consorzio per gestire il passaggio del flussi di petrolio attraverso Hormuz, proposta che sarebbe stata discussa con Usa e Iran. 

La diretta del 30 marzo 2026 

Ore 22.22 – Hamas: «Legge su pena morte mostra politica sanguinaria di Israele»

L'adozione della legge sulla pena di morte per i terroristi approvata oggi in Israele «riflette la natura sanguinaria dell'occupazione e il suo approccio basato sull'omicidio e sul terrorismo, e smaschera la falsità delle sue ripetute affermazioni di essere un Paese civile e impegnato a rispettare i valori umani». Lo afferma Hamas in un comunicato.

Ore 21.52 – Casa Bianca: «Trump vuole vedere un accordo con l'Iran prima del 6 aprile»

Donald Trump vuole vedere un accordo con l'Iran prima del 6 aprile, quando ha fissato la scadenza per il raggiungimento di un'intesa altrimenti bombarderà le infrastrutture energetiche del paese. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sottolineando che in privato l'Iran si è detto d'accordo con parte del piano in 15 punti presentato dagli Stati Uniti.

Ore 20.45 – Casa Bianca: «Espresso a Israele nostra preoccupazione per caso Pizzaballa»

"Abbiamo espresso a Israele le nostre preoccupazioni in merito alla chiusura di questi luoghi sacri". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in merito al caso Pizzaballa. "Vogliamo che i fedeli possano accedere a questi luoghi sacri". Leavitt ha affermato che la Casa Bianca ha preso atto delle preoccupazioni israeliane in materia di "sicurezza". Leavitt ha aperto il briefing con la stampa facendo riferimento alla settimana santa e alle iniziative del presidente in occasione di Pasqua.

Ore 19.59 – Pena di morte ai terroristi, il parlamento israeliano approva la legge

La Knesset ha approvato in lettura finale la legge che introduce la pena di morte in Israele per atti di terrorismo, passata con 62 voti a favore e 48 contrari. Il premier Benyamin Netanyahu ha votato a favore, uno dei partiti ultraortodossi della coalizione si è opposto, mentre la legge ha incassato il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman

Ore 19.55 – Casa Bianca a Madrid: «Non abbiamo bisogno dell'aiuto della Spagna»

"Le Forze Armate degli Stati Uniti stanno centrando o superando tutti i loro obiettivi nel quadro dell'operazione Epic Fury e non hanno bisogno dell'aiuto della Spagna né di altri": lo ha dichiarato all'agenzia Efe un funzionario dell'amministrazione Trump, nel commentare la chiusura dello spazio aereo spagnolo ai voli che partecipano all'operazione militare di Stati Uniti e Israele contro l'Iran.

Ore 19.30 – Casa Bianca: «L'operazione va avanti con successo»

"Per quanto riguarda le importanti operazioni di combattimento in corso in Iran, l’operazione sta procedendo con successo e secondo i piani l'esercito degli Stati Uniti sta aumentando il proprio vantaggio sui terroristi: oggi sono stati colpiti più di 11.000 obiettivi nemici. Ogni attacco indebolisce ulteriormente le capacità offensive e difensive del regime e crea un maggiore vantaggio per gli Stati Uniti e i nostri alleati rispetto all'inizio dell'operazione". Così la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt in conferenza stampa.

"Gli Stati Uniti – ha aggiunto – stanno conducendo ogni giorno attacchi mirati sempre più intensi, con una potenza di fuoco devastante, per neutralizzare la minaccia rappresentata dal regime terroristico iraniano, proprio come il presidente Trump si era prefissato di fare un mese fa".

Ore 17.50 – Bessent: «Gli Usa riprenderanno nel tempo il controllo di Hormuz»

"Con il passare del tempo, gli Stati Uniti riprenderanno il controllo dello Stretto" di Hormuz e "ci sarà libertà di navigazione, garantita da una scorta statunitense o da una scorta multinazionale". Lo ha detto il segretario al Tesoro Scott Bessent in un'intervista a Fox, stimando in 10-12 milioni di barili al giorno il deficit sui mercati.

Ore 16.50 – Quarto missile dall'Iran verso la Turchia intercettato dalla Nato

Il ministero della Difesa turco ha affermato che un missile balistico dall'Iran è stato intercettato dai sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato, schierati nel Mediterraneo orientale, dopo essere entrato nello spazio aereo turco, senza precisare l'esatta posizione dell'intercettazione. Quello di oggi è il quarto missile dall'Iran verso la Turchia ad essere intercettato dal sistema difensivo della Nato da quando è iniziato il conflitto tra Usa, Israele e Iran mentre la Repubblica islamica ha sempre negato la responsabilità del lancio dei missili. 

Ore 16.30 – Altri due soldati Unifil morti in Libano, tre vittime in poche ore

Altri due soldati Onu sono morti in Libano oggi: sarebbero caschi blu indonesiani, che operavano nella zona sud est del Paese. Almeno un'altra persona sarebberimasta ferita. Lo si apprende da fonti informate. Sarebbero così tre i soldati di Unifil morti nell'arco di poche ore.

Ore 15.40 – Madrid conferma: «Chiuso spazio aereo a velivoli Usa coinvolti in guerra»

La Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei americani coinvolti nella guerra, ha annunciato lunedì il Ministro della Difesa spagnolo. "L'utilizzo delle basi [americane] in Spagna non è autorizzato e, naturalmente, è vietato anche l'utilizzo dello spazio aereo spagnolo per azioni legate alla guerra in Iran", ha dichiarato Margarita Robles in un comunicato stampa trasmesso all'Agence France-Presse, confermando quanto riportato dal quotidiano El País. In effetti, "il rifiuto della Spagna di cooperare ha complicato l'operazione americana" in Medio Oriente, afferma El País, perché alcuni bombardieri di Washington "hanno dovuto aggirare la penisola iberica per entrare attraverso lo Stretto di Gibilterra", costringendoli a "modificare le loro rotte" e la logistica. "Il veto spagnolo prevede una sola eccezione: in caso di emergenza, il transito o l'atterraggio del velivolo in questione sono autorizzati", prosegue il giornale, un punto su cui Margarita Robles non ha fornito ulteriori dettagli.

El País precisa, tuttavia, che "tutte le missioni previste dall'accordo bilaterale con Washington restano in vigore" per quanto riguarda le due basi americane in Andalusia, nel sud della Spagna. La base navale di Rota e la base aerea di Morón sono l'eredità di un accordo firmato tra Washington e Madrid nel 1953 sotto il regime di Franco.

Ore 14.30 – Libano, feriti caschi blu

I caschi blu delle Nazioni Unite nel sud del Libano sono rimasti feriti in un "incidente" avvenuto nei pressi del confine libano-israeliano: lo ha dichiarato un portavoce Unifil, senza specificare la natura dell'incidente. "Si è verificato un incidente che ha coinvolto i caschi blu nei pressi di Bani Hayyan e abbiamo dei feriti", ha dichiarato Kandice Ardiel all'AFP, il giorno dopo che un casco blu indonesiano è stato ucciso da un proiettile di origine sconosciuta che ha colpito una postazione delle Nazioni Unite.

Ore 13.50 – Trump: «Grandi progressi con l'Iran, ma senza accordo distruggeremo Kharg»

"Gli Stati Uniti sono in serie discussioni con il nuovo e più ragionevole regime" iraniano "per mettere fine alle operazioni militari. Grandi progressi sono stati fatti, ma se per qualsiasi ragione un accordo" non sarà raggiunto e lo "Stretto di Hormuz non sarà aperto immediatamente, concluderemo il nostro soggiorno in Iran distruggendo completamente i loro impianti elettrici, i pozzi petroliferi e l'isola di Kharg (probabilmente anche gli impianti di desalinizzazione)". Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. 

Ore 13.40 – Teheran: «Valutiamo il ritiro dal trattato di non proliferazione nucleare»

In Iran si sta ponendo la questione di un possibile ritiro dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP). Lo ha dichiarato il Ministero degli Esteri, Esmail Baghai, dopo un mese di tensioni con Israele e gli Stati Uniti. "La Repubblica Islamica non ha mai cercato e non intende acquisire armi nucleari", ha ribadito il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghai, durante la conferenza stampa settimanale. Tuttavia, "nonostante la nostra chiara posizione sul divieto di tutte le armi di distruzione di massa, l'adesione a questo trattato sta generando un acceso dibattito nell'opinione pubblica e in parlamento", ha aggiunto.

Ore 13.20 – Starmer a Trump: «Non ci faremo trascinare nella guerra contro l'Iran»

"Questa non è la nostra guerra e non ci lasceremo trascinare dentro". Lo ha dichiarato il premier britannico Keir Starmer ribadendo la sua linea sul conflitto in Medio Oriente e sulle pressioni, unite alle forti critiche, del presidente americano Donald Trump rispetto al tardivo e limitato sostegno di Londra alle operazioni militari Usa. "La mia posizione e quella di questo governo non cambia, a prescindere dalla pressione nei nostri confronti", ha aggiunto sir Keir parlando nel corso di un evento nelle West Midlands dedicato al lancio della campagna elettorale del Labour in vista delle amministrative del 7 maggio, in cui il primo ministro rischia di subire una dura sconfitta, con possibili ripercussioni dirette sulla sua leadership in crisi.

Ore 13 – Teheran: «Beirut caccia il nostro ambasciatore? Lui rimarrà lì»

L'Iran ha dichiarato che il suo ambasciatore in Libano rimarrà nel Paese nonostante sia stato dichiarato persona non grata e gli sia stato ordinato di lasciare il territorio. «Il nostro ambasciatore continuerà a svolgere il suo lavoro come ambasciatore iraniano a Beirut e vi rimane presente», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei durante una conferenza stampa settimanale, aggiungendo che l'ambasciata a Beirut rimane «operativa».

Ore 11.50 – Iran: «Proposte Usa irragionevoli, nessun contatto diretto con Washington»

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha definito le proposte degli Usa, articolate in 15 punti, come «eccessive e irragionevoli». Secondo quanto riferisce l'emittente dissidente iraniana, con sede a Londra, “Iran International”, Baghaei ha detto che non ci sono stati contatti diretti con gli Stati Uniti e i messaggi ricevuti da Washington sono arrivati tramite intermediari, tra cui il Pakistan. Il funzionario ha aggiunto che la posizione dell'Iran sulle questioni in discussione è chiara e che Teheran rimane concentrata sul proprio quadro di riferimento. 

Ore 9.55 – Madrid: «Chiuso lo spazio aereo per non contribuire alla guerra illegale in Iran»

La Spagna non ha solo negato l'uso delle basi militari di Rota e Moron ma ha chiuso il proprio spazio aereo agli aerei coinvolti nell'operazione militare contro l'Iran, segnando una posizione di netta distanza dall'intervento di Stati Uniti e Israele. Il divieto riguarda non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come aerei cisterna per il rifornimento in volo, inclusi quelli dislocati in Paesi terzi, secondo fonti militari e governative riportate oggi da El Pais. 

Ore 8 – Trump: «Oggi buone trattative con l’Iran, negoziamo direttamente e indirettamente»

«Con l'Iran stiamo negoziando direttamente e indirettamente». Lo ha detto Donald Trump a bordo dell'Air Force One, secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg. «Oggi - ha aggiunto - ci sono state buone trattative con l'Iran». Il presidente Usa vuole prendere il petrolio dell'Iran e potrebbe impadronirsi dell'hub di esportazione dell'isola di Kharg. In un'intervista al Financial Times, ha spiegato che la sua «preferenza sarebbe quella di prendere il petrolio», paragonando la potenziale mossa a quanto fatto in Venezuela dopo gli Stati Uniti intendono controllare l'industria petrolifera «a tempo indeterminato». «Potremmo prendere Kharg o potremmo non prenderla. Abbiamo molte opzioni», ha aggiunto precisando che, a suo avviso, gli Stati Uniti potrebbero farlo «molto facilmente. Non penso che abbiano difese». 

Ore 7 – Wsj: «Trump valuta la missione militare per recuperare l'uranio in Iran»

Donald Trump sta valutando un'operazione militare per recuperare più di 450 chilogrammi di uranio in Iran. Una missione complessa che vedrebbe le forze americane operare all'interno del paese per giorni o per un periodo più lungo. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo cui il presidente non ha ancora deciso. Trump è consapevole dei rischi che una tale operazione comporta ma resta aperto all'idea. Il presidente e alcuni dei suoi alleati hanno detto privatamente che sarebbe possibile sequestrare l'uranio con un'operazione mirata che non allungherebbe la guerra, che si vorrebbe chiusa per la metà di aprile. 

(Unioneonline)

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